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lunedì 14 gennaio 2019

YOGA DELLA RISATA del Dott, MADAN KATARIA

La salute non viene sempre dalla medicina.
Il più delle volte viene dalla pace della mente, dalla pace nel cuore, dalla pace dell'anima. Viene dalle risate e dall'amore. La guarigione avviene, nel momento in cui il tuo corpo inizia a ridere e la tua mente lo segue tornando a quell'essere bambino che avevi dimenticato. La guarigione avviene mentre decidi di entrare nel flusso di energia che ti riconnette con il tuo respiro più fluido e riesci a godere appieno le tue emozioni. La guarigione avviene quando lasci andare i freni e giochi, canti, balli liberando la giocosità che è in te. Quando entri in questa magia, non saprai mai dove ti porterà tutto ciò che hai intrapreso, ma intanto ti godi il viaggio e raccogli i risultati.

Lo yoga della risata è una pratica unica, rivoluzionaria, nata in India per merito del dott. Madan Kataria nel 1995 e diffusa ora in più di 70 paesi al mondo. L'intuizione del medico di creare risata incondizionata fu talmente valida per creare benessere che divenne velocemente un fenomeno a livello mondiale. La risata, si sa, è la miglior medicina, tra l'altro sempre a disposizione e gratuitamente. Ridendo per almeno 10 minuti a fila si produce nel corpo il cosiddetto joy cocktail, un mix di pura gioia che aumenta i livelli degli ormoni della felicità (ossitocina, endorfine, dopamine) e si abbassa il livello del cortisolo (l'ormone dello stress).

COME FUNZIONA: All'inizio la risata verrà simulata come se si trattasse di un esercizio fisico, in gruppo mantenendo il contatto visivo con gli altri e si incoraggia la giocosità tipica dell’infanzia. In breve tempo, nella maggior parte dei casi, questo porta a “sbloccare” la risata in una naturale e contagiosa disciplina. 
PERCHÉ’ SI CHIAMA COSI: Perché unisce l’esercizio della respirazione alla risata in un’armonia di corpo e mente. Dalla risata che è sostanzialmente una lunga espirazione i polmoni si liberano dall'aria residua ossigenandosi. Lo scopo degli esercizi è quello di stimolare il movimento del diaframma e i muscoli addominali che, a loro volta, attivano il sistema parasimpatico (la parte calmante del sistema nervoso autonomo). Così arriva più ossigeno al corpo e al cervello e ci si sente carichi di energia e salute. 
PERCHÉ’ FUNZIONA: L’idea si basa sul fatto scientifico per cui il corpo non fa distinzione tra risata naturale e risata indotta per cui si ottengono gli stessi benefici per la salute in entrambi i casi. E’ semplicissimo, specie se lo si fa insieme o guardando qualcuno che lo fa perché ridere è molto contagioso grazie all'azione dei neuroni specchio.

In poche parole, lo yoga della risata apporta buonumore e benefici a livello fisico e mentale. E' un ottimo esercizio per combattere lo stress, rende felici, combatte l'ansia, aumenta l'autostima e nutre, attraverso la giocosità il nostro bambino interiore.

Sonia Cascitelli

domenica 6 gennaio 2019

COGLI IL DONO - SONIA CASCITELLI


Può metterci una vita, un giorno, un attimo. Quando arriva il cambiamento accoglilo come fosse un dono sacro.
Il peso dell'essere si misura in istanti: densi, fluidi, grevi o magici.
Tu accogli la trasformazione, il flusso, l'energia che scorre nei tuoi canali come un fiume d'acqua dolce, e falla vibrare.

Non temere!

È solo l'inizio di una grande conoscenza con te stesso.

Esplorala.

Vivila.

Sii con coraggio quello che percepisci di più nelle tue corde e giura di non chiudere le porte alla fatica, al lavoro, alle attese, agli imprevisti, alla casualità.
Dietro lo sforzo c'è sempre stupore; dietro al lavoro c'è sempre ricompensa; dietro l'attesa c'è pazienza, dietro agli imprevisti c'è una inaspettata forza, dietro il caos c'è una fottuta fortuna da cogliere.
Sii pronto e aperto a farlo.
Ogni momento è lì per te.
Fai di ogni difficoltà uno spunto, di ogni pausa una riflessione, di ogni passo un inizio.
Le cose belle non accadono se non le vuoi accogliere.
Separa con accortezza i momenti come piccoli semi dal loro frutto e assapora lo spicchio più buono di ogni singolo verso che è scritto nelle pagine della tua meravigliosa esistenza, con pace e serenità di intenti.

Così sia...

Sonia Cascitelli
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giovedì 22 settembre 2016

L'AUTUNNO PER ME by Sonia

Mi ci sono voluti anni per poter affermare che l'autunno è una bella stagione! 
Ho amato a lungo il sole, il caldo, le giornate lunghe e luminose, l'acqua del mare, le canotte, il bikini, i gelati..... ma ultimamente ho abbracciato una nuova visione della vita e ho imparato ad apprezzare quello che questa stagione sa donare con tutte le sue contraddizioni. 

Si, perché l'autunno ha una sua saggezza, invita all'interiorità, alla contemplazione, alla riflessione ma è anche la stagione che ti fa indossare un golfino pesante la mattina presto per poi svestirti nelle ore più calde e tornare a coprirti verso sera. In autunno le albe sono ancora limpide ma l'aria è già frizzante, il cielo si riempie spesso di nubi ma il sole si fa spazio tra esse cercando di lasciare ancora gli ultimi ricordi di sé. E' un'esplosione di colori della natura che nemmeno una bellissima tavolozza d'artista; rossi, gialli, arancioni, marroni dalle mille sfumature cangianti di giorno in giorno a seconda della luce. 
L'autunno è quindi la stagione che più mi somiglia: dolcemente malinconico, interrotto da momenti di geniale pazzia dove un divano, la tv, una tazza di tisana calda o un buon libro e la copertina in pile sono i protagonisti indiscussi di un'atmosfera fuori dal comune. Per non parlare della frutta e i legumi che adoro in questa stagione: i cachi, le castagne, la zucca, l'uva! 
Poi, diamine, gli odori dell'autunno sono unici, meravigliosi. L'odore dell'uva bagnata, la sensazione tattile di cogliere il grappolo pieno di goccioline che lo fanno sembrare per un attimo di velluto.
L'odore del mosto...ciò che l'arte della vendemmia porta nelle vite di chi ha l'immensa fortuna di viverla in prima persona.
E poi le sagre... che meraviglia! Quella del tartufo, dei funghi, le castagnate in giro per boschi e le serate a mangiare il raccolto, il tutto innaffiato da una buonissima bottiglia di vino. 
L'autunno fa tirar fuori il vecchio giaccone e la sciarpa avvolgente, le scarpe a collo alto e i primi cappelli dando un nuovo look al nostro abbigliamento. 
Fa riaccendere il forno dopo mesi di calura estiva e fa venir voglia di preparare i dolci. 
Fa tornare al cinema dopo mesi di lontananza. 
In cielo stormi di uccelli tra cui le rondini, lasciano il loro nido in cerca di temperature più calde. 
E' un momento di cambiamento di abitudini, di rinnovo, di progetti. Insomma, l'autunno ha un fascino tutto suo che io da quest'anno sto veramente apprezzando!

Sonia Cascitelli

martedì 29 marzo 2016

BENVENUTO ANGIOLETTO - NOTTE DI S. ANGELO by Sonia C.

Benvenuto alla vita! 
Questa vita che spesso delude, che disarma, che rattrista e impoverisce. Ma una vita che se la tratti bene è ancora in grado di insegnare, di farti gioire, di arricchirti e di crescerti. Tu sei qui ora e puoi solo prendere parte a questo grande gioco che vede tutti noi adulti già concorrenti verso questa lunga corsa incontro al nostro destino.
Non è facile affacciarsi oggi alla vita. Nemmeno per chi ti accoglie! Dovrà spiegarti tante cose che quasi non conosce nemmeno. 
Tutto è un rapidissimo divenire. Prima ancora di aver appreso il significato di un gesto, questo è già superato, obsoleto. 
Ma qualcosa di importante bisogna pur dirtela. Da qualche parte dovremo cominciare a presentarti il mondo. 
Ti parleremo del valore della diversità; di quanto oggi sia estremamente importante conoscere e rispettare altre culture. 
Ti parleremo dei nostri segni sulla pelle; non solo una mania o una moda ma un'identificazione dell'anima. L'anima, si. Potresti scoprire che è l'unica cosa che conta veramente: non i vestiti, le macchine, i gioielli a cui finora abbiamo dato anche fin troppa importanza. Tutte cose deteriorabili! Ma l'anima, quella è la tua essenza più interiore! 
Ricerca l'anima ovunque: nel bocciolo di un fiore, nel pianto di un bambino, nella pelle raggrinzita di un vecchio, nel guaito di un cane. Parla con l'anima, guarda con l'anima, pensa con l'anima, corri con l'anima, disegna con l'anima. 
Non indossare gli occhiali filtranti che distorcono i colori dell'arcobaleno di emozioni e mettono in risalto solo i lati più oscuri. 
Non farti frenare da chi vuole il tuo fallimento. Guarda oltre con cuore e mente. Pensa ed agisci come se fossi sempre un bimbo ma con il coraggio e la determinazione di un uomo. 
E sii contagioso più che puoi. Abbiamo bisogno della tua fiducia e della tua positività a questo mondo. 
Ascolta questi consigli e spargili ai tuoi coetanei, saranno fonte di salvezza per un'umanità che ha perso le speranze. 
Un domani la tua discendenza ti renderà grazie- Che Dio ti benedica!


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by Sonia Cascitelli

mercoledì 9 marzo 2016

CAPOVOLGERE IL PUNTO DI VISTA by Sonia

Los Angeles, 1956. Ruth Handler lavora nell'azienda che suo marito Elliot ha fondato con l'amico e socio Harold "Matt" Matson.
L'Azienda in questione è la Mattel (Matt" sta per Mattson ed "el" per Elliot) e si occupa di produrre, all'interno di un modesto laboratorio, mobili e oggetti per le case delle bambole. Ruth si accorge che la figlia Barbara, allora quattordicenne, non gioca più con i bambolotti di pezza ma si diverte con piccole sagome di cartone a cui fa "indossare" vestiti ritagliati dalle riviste di moda che possiede la madre.
L'intuito femminile di Ruth fa partorire allora un'idea originale: creare una bambola diversa, "moderna", con gambe lunghe, vita sottile, abiti eleganti: molto più simile ad una donna che ad una bambina.
La proposta però, viene bocciata dal marito e dal suo socio, convinti che un prodotto del genere non avrebbe avuto un mercato promettente.
Qualche mese dopo Ruth ed Elliot, insieme ai loro figli Barbara e Kenneth (guarda caso Barbie e Ken), si recano in vacanza in Svizzera, a Lucerna e lì, nella vetrina di un negozio vedono una bambola in tutto simile all'idea di Ruth; misura 29,5 cm di altezza, è realizzata in plastica, raffigura una donna famosa che ricorda Brigitte Bardot e indossa una tuta da sci.
Era Lilli, la versione "tridimensionale" della protagonista di una striscia a fumetti del quotidiano tedesco Bild Zeitung.
Barbara si innamora di questa bambola, così simile a quelle di carta con cui gioca, e desidera comprarla. Visto il discreto successo riscosso da Lilli in Germania, Ruth riesce finalmente a convincere il marito a realizzare la sua idea. Viene realizzata in vinile.
Nel 1959, alla Fiera del giocattolo di New York, viene presentata Barbara Millicent Roberts, alias Barbie, la prima bambola "moderna": lunghi capelli biondi raccolti a coda di cavallo, occhi azzurri, costume da bagno zebrato, sandali, occhiali da sole e orecchini (??).
Molte madri bigotte e conservatrici giudicarono in principio Barbie eccessivamente prosperosa, disinibita e sexy e pertanto poco propedeutica nelle mani di una bambina.
Le bambine, al contrario, erano entusiaste di poter giocare con una bambola che aveva così tanti vestiti ed accessori mai esistiti prima in un campionario di bambole.
Il successo non tardò ad arrivare e la Mattel, nel primo anno, vendette oltre 350 mila esemplari. "Ogni ragazza ha bisogno di una bambola attraverso la quale proiettare la sua visione del futuro" ha affermato Ruth Handler "e per vedersi a 16 o 17 anni è stupido pensare che possa farlo con un bambolotto 'piatto': per questo ho dato a Barbie un corpo da donna".
Tale trionfo si deve in gran parte alla geniale intuizione di Ruth Handler, cioè commercializzare una bambola con ampio guardaroba fatto di abiti e accessori da scarpe a braccialetti venduti separatamente e assolutamente intercambiabili da Barbie in Barbie.

Una continua attenzione all'innovazione ha fatto sì che Barbie potesse essere sempre al passo con i tempi e vestire, di volta in volta, i panni di astronauta, di ballerina, di hostess ma anche di sergente dei Marines, di diplomatica, di candidata presidenziale ben prima che ciò accadesse alle donne nella realtà.
E chissà che da lì poi non siano veramente nate tutte le ideologie femministe che si sono sviluppate negli anni a venire.
Negli ultimi cinquant'anni Barbie, con quasi due miliardi di pezzi venduti in oltre 150 Paesi, è diventata non solo una protagonista indiscussa dell'industria del giocattolo ma anche un'icona di uno stile di vita "fashion".

In realtà, al di là del successo planetario della famosa Barbie, quello che Ruth creò, fu la nuova sensazione con cui ogni bambina cambiava il modo di rappresentarsi attraverso i suoi giocattoli: con un bambolotto tra le mani la bambina si sentiva "mamma" ma con una slanciata Mattel ogni bimba si sentiva "donna". Poco importava se tutta quella plastica non ispirasse alcuna tenerezza.

Sonia Cascitelli
(fonti web)

martedì 12 gennaio 2016

MI PIACE DIRTELO by Sonia


Non devi giustificarti con me. Io ti posso capire. Tutti diventiamo un po' imperdonabili a volte...
Io sono qui e sono molto felice, nonostante tutto. Ho chiuso da un po' di tempo con i problemi, o meglio, quelli che la maggior parte della gente chiama così perché non sa cosa fare.

Andare a capire il perché di certi atteggiamenti non è un ruolo che mi spetta, semplicemente perché non mi porta gioia. 
Nemmeno farmi carico dei problemi degli altri è compito mio. 
La vita è un giustiziere e il tempo è galantuomo; restituiscono tutto al momento opportuno. 
Certo, siamo deboli a volte, ma è la forza che nasce inaspettatamente dentro di noi su cui punto maggiormente l'attenzione. 
Nessuno fa qualcosa pensando di sbagliare. Ogni azione, ogni parola ha una sua giustificazione e una motivazione, giusta o sbagliata che sia. Me ne distacco, semplicemente, se sento che non mi corrispondono, ma non giudico, no....
So che succede: un attimo prima sei saldo come una roccia, un attimo dopo non lo sei più. Fa parte del gioco, il gioco della vita, come un'opera di trasformismo: tutto cambia. Tutto. Anche noi. 
Avere i nervi saldi e la consapevolezza ferma può aiutare a non perdere la bussola. Ma tanto poi, quando l'hai persa, una soluzione c'è o si trova, sempre, se si vuole!

Sonia Cascitelli

martedì 5 gennaio 2016

A VOLTE, LA FOLLIA by Sonia

E camminavo contando i passi per distrarre il mio pensiero fisso.
Avevo un sassolino tra le mani, l'avevo raccolto sulla sabbia alla luce del primo sole. Mi sembrava diverso dagli altri, per questo mi colpì. Mi ci identificavo. La sua forma, il colore e la posizione dove era messo; isolato rispetto ai suoi simili ma vicino ad una grossa conchiglia, quasi a chiedere protezione a quel guscio così ampio e accogliente. Ho pensato che qualcuno, prima di me, l'avesse visto e calciato lontano. Ho temuto per lui. Anche se era un solido sasso. Così l'ho preso e l'ho messo in tasca. "Sarà il mio portafortuna" mi sono detta. Mi dava sicurezza averlo con me. 
Chi non ha bisogno di credere che qualcosa abbia un potere magico a volte? Chi? 
Tante volte avevo detto: "me ne vado", ma ero rimasta perché ero brava ad incasinarmi il cuore e a farmi squarciare le ferite fino a lacerare enormemente la pelle. 
Ci avevo provato ad essere forte, ad essere libera, ma nella mia mente contorta questo coraggio si traduceva solo nel miserabile tentativo di andarmene per sempre. 
Ma quale coraggio? 
Ci vuole incoscienza per piantarsi una lama nel braccio e vedere il sangue che scorre inesorabile con il cervello sotto shock che non riesce a chiedere aiuto. E il male, quello fisico, in quell'istante non è più profondo di quello che stanno sentendo le tue emozioni. "Devi combattere" mi dicevano in tanti. Ma è dura quando non hai le armi e la forza per farlo e ti affidi ad un gesto che in quel momento sembra l'unica soluzione a tutti i mali a parte quando ti accorgi che, se non va a buon fine, ti seguirà per sempre al pari di un'ombra ad ogni tuo passo. 
Certe cose non passano, nonostante le terapie, i farmaci, le sedute da esperti, le belle parole o i regali. Certe cose restano lì, come spettri imbattibili, nel pozzo più infelice dei tuoi tessuti a minacciare ogni momento che tu decidi di essere ottimista e a stabilire che la felicità forse è un retaggio delle persone più comuni. Quello che non sei tu. 
Ci vuole un secondo a riempirsi l'anima di cose che non ti piacciono, di sorrisi infelici o di quella malinconia che non ti ha mai portato a saper scegliere fino in fondo. Perché l'infelicità è uno stato d'animo che è intuibile solo da dentro. 
Spesso le vere prigioni, non sono visibili da fuori.

by Sonia Cascitelli
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mercoledì 9 dicembre 2015

UNO SLITTINO TUTTO PER TE by Sonia Cascitelli

Ti regalo uno slittino. Di quelli in legno, artigianali. Ci puoi augurare la prima neve, e mentre scendi veloce la sentirai scricchiolare sotto il peso. 
Nelle tue gite tra le Alpi Svizzere, l'emozione verrà triplicata. 
Quasi quasi, lo personalizzo, ci faccio incidere anche il tuo nome come si fa con i bavagli all'asilo, così sarà proprio tuo come un vero oggetto di valore. 
I tuoi amichetti te lo invidieranno vedendoti perché tu sembrerai tornato bambino e ricorderai loro il tempo in cui, costretti dalle copiose nevicate, andavano a scuola con lo slittino e facevano i pupazzi di neve o la gara a chi tirava la palla di neve più lontana. 
Ti regalo uno slittino perché non si è mai grandi abbastanza per non averne uno: è il gioco mancato, il desiderio di libertà, la voglia di velocità che a dieci anni non puoi esaudire ancora grazie all'aiuto di un motore e a trenta ti fa vivere un'emozione speciale perché sarai a bordo di un mezzo che mette i brividi grazie a come ti muovi in curva o in discesa, mentre trattieni il fiato e l'aria pungente ti si infila negli occhi e nel naso. 
Metti poi che decidi di usarlo di sera, al chiaro di luna o con una torcia in mano....sai che fascino prenderebbe la faccenda? 
Ti regalo uno slittino, potrai usarlo quando e con chi vuoi, ma ti do un solo consiglio: impara a frenare! 
E ricorda che per scendere bene, prima bisogna salire e in questo caso, non ci sono gli impianti a fune, bisogna salire a piedi trascinandosi appresso lo slittino. 
Una metafora che forse ricorda un po' la vita: per provare piacere prima è necessario faticare un po'. 
Prova, e poi dimmi com'è bello....


Sonia Cascitelli

martedì 1 settembre 2015

L'OPPORTUNITÀ


In tutto questo parlare di uomini, donne, esperti di coppie, coppie in crisi, cosa fare per piacere, come fare per lasciare, dolori allo stomaco, farfalle nello stomaco, telefonate, sms....che dire delle ipotesi che si mettono in moto quando a parlare sono le parole che non si dicono o non si scrivono? Le donne in questo sono fantastiche: non si limitano a concetti ovvi ma tessono dietro a telefoni muti interpretazioni che rasentano la pura fantascienza, tipo: gli sarà caduto il cellulare mentre camminava sugli scogli....
Si, sarà sicuramente così, ma cosa ci faceva lui sugli scogli? Beh pensava a noi, ovvio!

E a proposito di tecnologia, messaggi, sms, chat....vogliamo parlare della fantastica opportunità che ormai è venuta di moda di essere lasciati o lasciare via sms? Io sono una forte sostenitrice di questo mezzo....
Spiego perché. Dunque, già essere mollati non è una cosa bella, ma siamo proprio sicuri che sentirselo dire in faccia sia la soluzione più indolore?
Quando accade, i tipi di reazione sono sicuramente due: o si scoppia a piangere immediatamente o si fanno uscire una sfilza di insulti che nemmeno uno scaricatore di porto e poi ci si allontana con una finta indifferenza a testa alta e gambe molli per piangere poi in un secondo momento.
Pensiamo invece alla opportunità di ricevere una notizia del genere via sms, magari durante un bagno caldo immersi in una vasca illuminata da piccole candele profumate....
In tal caso le lacrime non farebbero altro che aumentare il livello dell'acqua e fin qui tutto bene.
Se non si ha la fortuna di ricevere il messaggio in quel preciso momento è possibile approfittarne per chiamare la miglior SPA della zona e oltre che ad un bagno caldo assicurarsi un massaggio a quattro mani, un percorso circo-vaso-riattivante-rigenerativo che duri almeno 4 ore....
In alternativa si può correre in frigorifero e aprire quella famosa bottiglia di Moet & Chandon accantonata per le grandi occasioni.
Oppure si può chiedere l'aiuto alla miglior amica del cuore dando vita ad un dibattito che parte dalla mancanza di coraggio che affligge la razza umana maschile per finire a parlare della caducità delle cose terrene.
E infine, ma non come ultima opzione, ci si può dare allo shopping sfrenato....
La lista è allungabile all'infinito e secondo i gusti...
Ma ha o no i suoi pregi tutto ciò?
Emoticon wink
Tanto, alla fine della fiera, è inutile tormentarsi con bisogni, necessità di spiegazioni, voler capire o volerselo sentir dire. Come se intuire dal vivo anziché da un sms che un'altra ha preso il nostro posto ci rendesse più felici....mah?!

by Sonia Cascitelli
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martedì 26 maggio 2015

PER QUESTO SCRIVO...


Mi hanno inculcato un concetto importante fin da quando ero piccina: non dovevo disturbare.
Non per sottomissione, ma per discrezione. Non per indifferenza, ma per educazione.
Sono cresciuta con il timore di dare fastidio, di essere di troppo. E spesso mi allontanavo per non creare disagio, agli altri.
Era più un altruismo che una vergogna.
Per questo non mi sento a mio agio in un posto affollato, in spazi compressi da sconosciuti, tra la folla che scalpita e si agita urlante.
Sono una persona che si limita ad osservare e stare in silenzio piuttosto che fare baccano e attirare l'attenzione.
Ma anche se parlo piano, a volte quasi sussurro nel rispetto del sacro silenzio altrui, dentro di me urlo e anche forte.
So cosa voglio. L'ho sempre saputo. E me lo prendo, in punta di piedi.
Non amo invadere, non so essere irruente e non so se così qualcuno riuscirà a sentirmi o ad accettarmi.
Per questo scrivo.
La carta non mi giudica. Mi accoglie nel suo spazio e mi crea l'alcova giusta per il mio modo di essere e di sentire il mondo.
Chi scrive lo fa in silenzio. E io nel silenzio mi ci trovo perfettamente.


by Sonia Cascitelli
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martedì 19 maggio 2015

LA NOTTE HA CAMBIATO RUMORE

Discretamente. Per non disturbare. Come sempre. Anche questa notte mi alzo nel buio pesto e in punta di piedi mi reco in cucina a scaldare una tazza di latte. 
E' un'abitudine che ho da tempo. Lo faccio spesso quando non riesco a dormire. Mi aiuta a rilassarmi. A ricomporre le idee. A tenere a bada l'ansia. 
Attraverso la stanza senza fare rumore perché tutto il rumore ce l'ho già dentro. Ma questa notte è un rumore diverso. Sa di conferme, di fortezza, di futuro. 
Per una volta questo rumore non parla di sconfitta, di rinuncia, di abbandono. E' un rumore di festa. Di calici che brindano, di inni che risuonano, di sorrisi che ostentano. Allegria e piacevolezza lo accompagnano, questo bel rumore!
Sono lì, sola e nascosta nel buio della stanza e guardando fuori il mondo spento mi sento un'isola sicura e protetta. 
Avrei voglia di urlare e di gridare al mondo la mia felicità, ma non posso svegliare quel mondo perfetto che ha bisogno di dormire.
Indosso un sorriso che nessuno vede e penso che è bello ritornare a crederci. Bastano delle parole o poche righe a cambiare l'aspetto ad una giornata anonima se in quelle parole e in quelle righe c'è la fine di tanto penare e di tanto attendere. 
Ti chiamo. 
Voglio condividere con te questa emozione perché una gioia se non condivisa che gioia sarebbe? 
Sei sveglia, anche tu, come me, nel cuore della notte. Stai provando le mie stesse sensazioni perché tu sei una mia amica ed entrambe con questa nuova certezza ci sentiamo più forti di due rocce. 
Il riposo può attendere. 
Siamo euforiche, abbiamo solo voglia di vivere e di godere della vita che mette i brividi quando ti coglie all'improvviso così piacevolmente. 
Ed abbiamo bisogno di credere che forse, il destino, è un'invenzione di chi si rassegna.

by Sonia Cascitelli
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giovedì 7 maggio 2015

ANDANDO AL MASSIMO

Lui lo sapeva già. 
Quando a sette anni voleva guidare la macchina di papà. Quando voleva il motorino prima del tempo per provare l'ebbrezza della velocità. Quando mentiva sull'età per entrare al cinema a vedere le proiezioni vietate. Quando anziché respingere gli assicuratori dalle mille parole, li accontentava firmando una polizza e soddisfatto la sventolava sotto il naso di mamma. Quando anziché cercare il litigio se ne usciva con parole di pace o quando preferiva il silenzio agli inutili rimproveri. Quando prestava i soldi ad un amico in difficoltà, lui lo sapeva già che non glieli avrebbe più richiesti. 
Lui lo sapeva che la musica sarebbe stata il suo grande amore ma non il solo perché in tutte le cose che faceva ci metteva l'anima. Lo si capiva sentendogli suonare la chitarra o cantare una canzone, vederlo scegliere una vacanza, od organizzare una serata tra amici. 
Lui la donna se l'era scelta fin da giovane ma era amico di tutti e di tutti e sapeva di non riuscire a stare solo con lei perché lui apparteneva al mondo, agli uomini. 
Amava la gente, i bambini, gli animali, la natura, i colori. Amava gli abbracci, le parole, i regali e i sorrisi. Le barzellette, lo sport, gli abiti da cerimonia e il gel ai capelli. 
Lui lo sapeva già quando sorrideva di fronte a ciò che gli altri vedevano intristiti. Lui lo sapeva già che il dolore passa se prendi la vita con allegria o fumandoci su. Lui lo sapeva che c'era una soluzione a tutti i problemi meno a uno, che poi, pensandoci, forse non è nemmeno più un problema. 
Sapeva già tutto e aveva accettato di buon grado le scelte divine programmate per lui. 
Sapeva che era destinato ad un livello superiore di vita a differenza di tutti quelli che, piangendo, rimasero increduli e shoccati di fronte a quell'infame destino che lo portò via troppo presto e prima di tutti loro. 
Perché il destino ha la sua puntualità. E beato è chi la conosce già! Buon viaggio a te.


by Sonia Cascitelli
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giovedì 30 aprile 2015

IL TUO SORRISO

Donami il tuo sorriso
aspetterò tutta la notte se serve
non mandarmi via

Non posso stare senza il tuo sorriso
è il rifugio che mi rincuora
la luce giusta nei momenti bui

Il tuo sorriso!

Un fiore fresco appena sbocciato
Acqua che sgorga dalla sorgente più limpida
La stella più luminosa del firmamento

Questo è il tuo sorriso!

Donamelo, se puoi.
Rivelalo dal viso. Buttamelo addosso.
Non tenerlo appeso, non metterlo in disparte.

Dallo a me. So cosa farne del tuo sorriso.
Lo indosso e ti faccio vedere che
effetto fa a chi lo vede....



Sonia
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martedì 21 aprile 2015

CON AFFETTO E SIMPATIA QUI TI DICO LA VERSIONE MIA by Sonia

E' da un po' che ho in mente di esprimere questo concetto....forse, da quando sono diventata immune a certe situazioni che per fortuna ora mi fanno solo ridere; è quello che accade un po' dopo che si è presa la varicella e il morbillo una volta; puoi avvicinarti a tutti gli appestati ma tu non diventerai mai più una di loro!
Beh certo, c'è voluto un po' di tempo, non è un passo che si compie velocemente e semplicemente, soprattutto se la vita ti regala una raffica di prove o di personaggi evanescenti.
Bisogna prendere prima tante facciate senza farsene una colpa e poi, come per incanto, compaiono dei piccoli brufoletti sotto pelle che svolgono il ruolo di anticorpi e, una volta che li possiedi, riesci ad affrontare anche il peggiore stronzo con le peggiori intenzioni che, per via del suo clima di malessere, si mette sulla tua strada e cerca in te la via di "fuga" a cui aggrapparsi per galleggiare nel suo bel mare di merda. (L'uso del maschile non è voluto ma casuale!). 
Finire nel tranello della paura di non essere cercata, di non essere importante, di non piacere???....naaaa, problemi superati!
Ribadisco, ora sono immune! HO fatto il mio personale vaccino....
Tientele per te le tue ignobili intenzioni e infilale a mò di farcitura da sandwich in mezzo alla vita che ti sei scelto/a e le persone che hai selezionato per condurla fin qui....
Io, ho deciso di volermi bene e di essere la protagonista unica e inequivocabile della mia esistenza....e ho scoperto soprattutto, che per sentirmi viva, devo stare alla larga da chi puzza di bruciato come te! Non è una cosa da poco se mi piaccio così! E' l'unica cosa che ora conta per me! 
Perciò Adios amigos, uomo o donna che tu sia....
Il senso di libertà e di pace interiore acquisiti con mille difficoltà ora mi rendono fiera e se ne infischiano proprio di quelli come te! Tze!
Ma una cosa mi auguro per te: che anche tu possa trovare il senso chiaro e unico della tua vita.....non puoi immaginare che meraviglia ti sei perso/a finora!

Sonia
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martedì 14 aprile 2015

VITA A E DI S... by Sonia Cascitelli




Sono circondata da S. Dal mio nome in giù, perfino il mio cane aveva il nome cominciante per S. La vita è fatta di S o è fatta ad S? 



S come Scelte. Scale. Salite. Sospiri. Soddisfazioni. Sfide. Sorprese. Sbadigli. Scodinzolii. Serenate. Simpatie. Spaventi. Soluzioni. Scuse. Sogni. Spogliarelli. Solitudini. Sorrisi. Stranezze. Scandali. Sfacciataggini. Similitudini. Saggezze. Silenzi. Stronzate. Salti. Sveglie. Sentimenti. Sesso. Soldi. Suoni. Sapori. Speranze.




Sonia Cascitelli
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mercoledì 8 aprile 2015

E POI UN GIORNO....

Un giorno la vita mi ha colpito così forte

che mi ha insegnato a resistere.

Un giorno mi hanno mentito così tanto ferendomi a tal punto

che ho imparato ad andare avanti sempre con la verità.

Un giorno ho perso chi non avrei voluto perdere e ho capito

che bisogna concretizzare le parole e farsi carico delle azioni.

Le nostre intenzioni sono sempre pure.

Ma dobbiamo anche saperci spingere un po' verso i confini

per non perdere quello a cui teniamo.

Non chiederti perché la gente diventa pazza,

chiediti perché non lo diventa.

Davanti a tutto quello che possiamo perdere in un giorno, in un istante,

è meglio chiedersi che cos'è che ti fa restare intero.



Sonia Cascitelli
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martedì 31 marzo 2015

UN CAFFÈ UN CAMOGLI E UN BACIO



Quando il sole saluta il mare
al molo compare un pescatore
che tutto prepara per il remare
e lontano resta per molte ore

Ad attenderlo sempre puntuale
una donnina ben vestita sta
dritta dritta come un caporale
da anni sa che lui poi tornerà

Il loro amore nacque proprio lì
tra un Camogli e un caldo caffè
Gli disse lui baciandola: amami
E lei rispose: Portami via con te

Portarti io non posso
ma tu aspettami qui
saremo io tramonto e tu il mio mezzodì




by Sonia Cascitelli
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martedì 24 marzo 2015

QUEL BRIVIDO DI CINQUE PIANI

La questione delle disarmonie mi ha sempre fregato, fin da giovane. Un quadro appeso storto, una coperta non dritta. Ne ho sempre patito e questo mi ha costituito spesso un peso. Non vorrei apparire vintage e un po' stucchevole a fare certe considerazioni, ma fatto sta che oggi la maggior disarmonia che mi infastidisce è quella che riguarda la differenza di educazione generazionale. Oggi non ci si saluta più! Soprattutto tra giovani. Oppure tra sconosciuti. La prima forma più antica e basica che lega immediatamente due persone è oggi sparita.

Vi siete accorti che chi saluta è strano? E' guardato male. Sembra un alieno. 
Dove si sia interrotto il meccanismo non l'ho ben capito, ma dev'essere andata che improvvisamente noi adulti di oggi abbiamo ritenuto che l'educazione non fosse più una buona cosa da insegnare ai nostri giovani e con effetto domino, anche chi salutava ha smesso di farlo per non ledere la libertà altrui, chissà.
Peccato però, a me piaceva tanto. E per tenere viva questa abitudine forse devo recarmi in quei posticini sperduti di montagna dove, avvolti nell'incanto della natura, storditi solo dal meraviglioso cinguettio di qualche uccelletto, l'incontro improvviso e imprevisto con un essere umano crea subito una certa fratellanza. Forse il relax aiuta ad amplificare il nostro sentire e ci rende più predisposti a gesti di naturale spontaneità. Se così fosse, la stessa regola dovrebbe valere anche mentre si passeggia su una spiaggia. E invece lì non nasce questa immediatezza. Potrebbe essere una questione di fatica? di malinconia? di paura? Vale tutto e non vale niente. 
La cosa più sorprendente è che salutarsi tra sconosciuti è un gesto veramente speciale. Non è un atto dovuto, ma un regalo sincero. Quattro o cinque parole dedicate a noi! Ma che bello! Ed è uno dei pochi modi rimasti ad unirci tutti sotto lo stesso Universo, a riconoscerci appartenenti allo stesso genere...avversità o gioie che si abbiano in quel momento in comune.
A me piace tanto vedere la reazione di chi sale in ascensore e in mezzo metro quadro è costretto a rivolgere una parola di obbligata circostanza con lo sconosciuto della porta accanto. Non c'è più l'abitudine a questa manifestazione di parole e spesso l'imbarazzo risulta altissimo, risulta un atto di coraggio più che una riverenza. 
Però è bello che ogni tanto accadano questi momenti. Servono a metterci di fronte ad una brevissima ma intensa convivenza in cui dare e ricevere sono parte di uno stesso programma che si consuma in pochi secondi e non impegna ma arricchisce. Pensate: due o più esseri umani hanno la fortuna di sfiorarsi, uno prende generalmente l'iniziativa chiedendo: lei a che piano va? e poi preme il pulsante. Da quel momento, ognuno con la propria individualità che mai scambierebbe con quella di chi gli sta accanto è costretto a condividere qualcosa di non programmato che lo porta a trovarsi più vicino del normale all'altro per un attimo anche se non voluto: l'attimo di fare insieme quei cinque o sei piani...di brividi! Hai detto niente.....


by Sonia Cascitelli

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mercoledì 18 marzo 2015

AMORE È: UNA LETTERA PER IL FRONTE

Buongiorno mia continua distrazione. Non so in quale parte del mondo tu ti trova ora ma ti voglio lanciare un pensiero. Coglilo e adattalo alle tue maggiori esigenze.
Mi entrano spesso negli occhi le immagini di quella sera in spiaggia con te nella notte di San Valentino come l'istantanea percezione di una felicità assoluta e incondizionata. Me le porto nelle tasche dei miei giorni tutti uguali e le sfodero in momenti di particolare solitudine aggrappandomici come ad un filo di assoluta spensieratezza e pace. Poche volte la vita mi ha sorpresa in flagrante destandomi da un torpore stantio e regalandomi questi momenti improvvisi, delicati ed emozionanti. E non lo dico per piaggeria; ho l'abitudine di dire quello che penso nel bene e nel male e nel corso della vita questo atteggiamento mi ha procurato non poche difficoltà, ma io funziono a spontaneità ed emozioni e non mi importa delle conseguenze.
E' con questa spontaneità che ti dico che vivo di brividi, impressioni, sensazioni, ragiono di pancia, e quando provo, provo ad alta frequenza, o tantissimo o pochissimo. E allo stesso modo dono. La vita quella sera mi ha seminato dentro un'immagine (la tua) un odore (il tuo) un suono (la tua voce) che mi hanno sincronizzato su una bella frequenza. 
E quella per me è stata la felicità. Una felicità che mi sono trascinata ancora per parecchi giorni dopo, e dura ancora adesso, dopo qualche mese, attraverso il pensiero. Anzi, successivamente, a distanza di chilometri da quell'immagine, ho scoperto che il solo ripensarla mi permetteva di assaporarla maggiormente e di stare sempre meglio. E questa è una cosa bella e di grande valore per me. Volevo condividerla con te mentre mi chiedevo quando avremo la possibilità di rivivere ancora momenti così insieme.
So che tu sei impegnato in un progetto ambizioso che ti fa molto onore e che per prima cosa ti prendi cura dell'infanzia in condizioni di disagio lasciando a margine altri pensieri e impegni che esulino dalla tua ammirevole professione; ma questa, oltre che una manifestazione d'amore, vuole essere soprattutto una lettera di conforto e di incoraggiamento a resistere e persistere nel tuo impegno che aiuta innumerevoli bisognosi ogni giorno. E anche questo intento è assolutamente da considerare amore!
Tu sei testimone diretto di vittime di guerra e violenza o abusi provenienti da paesi dove non regna la pace e continuamente in fuga con la speranza di sopravvivere e cercare rifugio altrove e so, da quello che mi hai raccontato, quanto spesso bisogna avere forti stomaci per vedere quello che si mostra davanti ai tuoi occhi al momento del loro arrivo.
Pertanto, consapevole di questa grande missione che ti vede sempre attento, operativo ed efficiente, cerco di alleggerire il carico delle incombenze circondandoti di affetto e di tenerezza come posso e con tutto l'amore che ho dentro.
Oggi sono particolarmente in vena di parole, di queste parole. Sarà perché è la Vigilia di Natale e mentre da noi (qui al tuo paese di origine) si pensa al cenone e ai regali da mettere sotto l'albero, non posso non rivolgere più che un pensiero a chi, come te lontano da qui, non considera il 24 dicembre una data esonerata dalla missione di accoglienza in cui è impegnato verso chi ha un disperato bisogno di assistenza medica.
Vorrei poter fare un brindisi con te perché ho scoperto che avrei tanto a cui brindare. Soprattutto alla gratitudine per averti incontrato, per averti conosciuto in un momento così sconfortante della mia esistenza e per aver capito che tipo di persona sei tanto da arrivare a dire che mi manchi. Mi manca il tuo sguardo da uomo vissuto e maturo. Quella luce negli occhi che traspare consegnando, a chi la scorge, l'assoluta certezza che sei nato per aiutare gli altri. Quella è la tua missione, il tuo sogno che si è realizzato, la vera natura che sei riuscito a raggiungere inseguendone il richiamo contro tutto e tutti coloro che dubitavano delle tue capacità. Diceva Wilde che molto spesso le persone danno agli altri ciò che avrebbero maggiormente bisogno per se stessi. E' così che io ti vedo, un uomo capace di donare tanto aiuto ma anche continuamente da accudire.
Mi mancano le tue mani, così grandi e delicate al tempo stesso. Pensate per dare un forte contributo in momenti di necessità.
La tua voce così calda e tranquillizzante nel sussurrare delicate parole soprattutto nei momenti di intimità.
Le tue parole stesse, mai inopportune e nemmeno calcolate.
Mi manca il tuo sorriso; debole ma capace di raggiungere dritto il cuore e di andare a distendere ogni piega in cui si incastrano le ferite.
La stranezza è che mi mancano tutte queste cose di te benché io le abbia conosciute soltanto per poco tempo. Eppure, posso assicurarti che non mi è mai capitato prima d'ora di sentire una mancanza così grande per una persona. Mi viene solo da pensare che non è la quantità di tempo che si trascorre insieme a qualcuno ad accrescere o sminuire una relazione, ma è la qualità dei corpi che si mischiano che fa la differenza fin da subito. Con te sono bastati dieci minuti per capire che frequentarti mi rendeva felice. Ma di quella felicità che dura a lungo e che non crea disperazione nel momento in cui non ci sei tanto da farmi sentire monca, ma semmai mi arricchisce di un braccio in più quando ti ho accanto.
E la cosa più importante in questo mondo penso sia proprio la fortuna di poter respirare a pieni polmoni questa sorta di felicità in compagnia della persona più cara.
Abbiamo riso molto e di gusto quella sera in riva al mare con due calici di vino bianco tra le mani. I tuoi ultimi giorni di vacanza dopo lunghi mesi di lavoro. I miei unici giorni di vacanza in fuga da un matrimonio andato a rotoli dopo anni di litigi e soprusi spesi con la persona sbagliata. Mi sentivo finalmente bene e in armonia con il mondo grazie a te! L'avevo chiamato il viaggio della rinascita! E per far continuare questa bella sensazione, voglio proporti un esercizio di facile impegno che potremo fare a distanza sentendoci parte di un meraviglioso momento di condivisione.
Lo lessi qualche tempo fa su un libro di self helping. Si chiama il vaso della Felicità. Cos'è un vaso della Felicità? E’ la cosa più semplice al mondo. Occorre un vaso o un contenitore qualsiasi e ogni giorno, alla fine della giornata, sia tu che io prenderemo un foglietto e vi scriveremo sopra il momento più felice del giorno.
Dobbiamo farlo in qualsiasi giornata, anche in quelle apparentemente anonime o particolarmente difficili perché anche in quelle giornate lì sicuramente c’è un momento bello (o almeno un momento che è il meno peggio relativamente alla giornata che si è vissuta).
I foglietti vanno inseriti ogni sera nel vaso che devi tenere chiuso.
Nel corso del tempo avrai una documentazione della tua felicità.
Spesso mi capita, nelle brutte giornate, di mettere la mano in quel vaso e pescare nel mucchio un foglietto a caso cogliendo tra le mani una manciata di grandi momenti che avrei assolutamente dimenticato se non li avessi documentati. E subito mi sento meglio.
Io personalmente svolgo questa pratica da diverso tempo, e mi piace tantissimo. D'ora in poi mi piacerà ancor di più se so che la svolgerai anche tu parallelamente a me, anche perché poi potremmo pensare di scambiarci il vaso e sarà ancora più bello condividere la felicità dell'altra metà di noi due.
Se la mia casa andasse a fuoco, questo sarebbe l’unico oggetto materiale che prenderei prima di correre fuori dalla porta…I momenti belli non vanno distrutti o abbandonati, vanno fermati e catturati per dar loro modo di generarne altri simili.
Nel corso degli anni il mio vaso della Felicità mi ha insegnato molto. Ciò che più mi stupisce continuamente è quello che viene impresso sulla carta ogni giorno. Non per forza eventi sbalorditivi, il più delle volte sono cose piccole e anche di breve durata: quel momento in cui esci di casa e ti accorgi di che bel cielo ci sia sopra la tua testa, il sorriso inaspettato di uno sconosciuto, la stretta di mano più calda che tu abbia mai provato, la smorfia di un bambino, un atto di generosità dal negoziante di buonumore...tutto ciò riempie di gratitudine semplicemente per il fatto di farti sentire vivo e di coltivare la tua consapevolezza che giorno per giorno crescerà sempre più. Ed è come scoprire qualcosa di meraviglioso, credimi.
Sono sicura che questa tecnica ti aiuterà a rendere meno faticoso e demoralizzante il tuo impegno nei confronti dei bisognosi e ci farà sentire maggiormente uniti. Non è importante essere belli, giovani, adulti, uguali, colti, divertenti per stare insieme e far durare le relazioni. Sono questi i gesti che intensificano un rapporto.
Ringrazio Dio ogni sera per avermi dato il dono di saper guardare oltre le apparenze e i dolori, permettendomi di avere accanto sempre le persone giuste ad asciugarmi qualche lacrima e di riuscire a scorgere il bene infinito che sgorga dietro alle apparenti difficoltà. Inoltre, da quando ti conosco, lo ringrazio per aver avuto la possibilità di aver visto la stessa luce incrociando i miei occhi nei tuoi, aver sentito un brivido al tocco delle nostre labbra e aver sentito il cuore battere all'impazzata al solo pensiero dell'appuntamento successivo. Questa si chiama magia. Questo io lo chiamo amore.
E dicono che ci si innamora spesso nella vita ma solo raramente si trova un amore vero, però i segnali aiutano enormemente a riconoscerlo.
Quelli per me sono stati segnali inequivocabili. Io presto molta importanza ai segnali che accadono, non permetto che le vicissitudini della vita mi accechino proprio davanti alla cosa più bella al mondo: l'amore! Vivo delle immagini fotografate nella mia mente con te, sia quelle relative ai momenti più carnali e fisici che quegli istanti brevi ma intensi costituiti da abbracci, carezze, baci, parole. Quei momenti così densi di significato, partecipazione e sincerità che non posso farmi sfuggire. Perché il tempo spazza tutto e cambia le cose, ma i ricordi, quelli più intensi, quelli restano per sempre nel cuore di chi sente.
Tutto avviene dentro, lontano dagli occhi, dalle orecchie, dagli sguardi e dai gesti; tutto avviene in uno strato più profondo di noi e raggiunge ogni dove, ogni ovunque perché se due anime gemelle si sono incontrate una volta, hanno creato un legame indivisibile tra loro per sempre. E non importa quanto siano distanti fisicamente chilometricamente, il pensiero le porterà sempre vicine.
Con amore.
Giulia


by Sonia Cascitelli

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giovedì 5 febbraio 2015

E POI SUCCEDE CHE...

E poi succede che, durante il nostro viaggio su questa Terra, non abbiamo più voglia di fare i bravi, di essere educati, di rispettare i tempi altrui e le regole del bon-ton.
Questo perché succede che, mentre hai più bisogno di incoraggiamento e di facce autentiche, la maggior parte delle persone sparisce in angoli sperduti dell'Universo, incapace di donarti anche il più piccolo dei sorrisi.
Oppure perché succede che, mentre aspetti un messaggio o un saluto che ti riaccendano, qualcuno sta facendo la fila per assicurarsi l'ultimo modello di smartphone in vendita.
E ancora perché succede che, di tutte le volte che hai ascoltato o aiutato qualcuno, questo si ricorda solo dell'unica volta che non hai potuto farlo.
O anche perché succede che, dopo che hai speso minuti, ore, giorni a inseguire amici troppo lontani, troppo incasinati o troppo distratti, loro non ti degnano più nemmeno di uno sguardo.
Ma a volte succede anche che mentre ponderi a come dire qualcosa cercando di non urtare la sensibilità altrui, qualcuno ti ha già dato un bel calcio in culo senza preavviso.
O magari succede che, mentre tu lotti contro tutto e tutti cercando di tenere insieme i pezzi, facendo sacrifici e piangendo lacrime di mancanze, qualcuno si lamenta di avere il colletto della camicia sporco di caffè.
E allora ti chiedi: che senso ha coltivare calore, stringere legami, porre fiducia, seminare gioia se poi, al momento in cui servono, tutti questi valori vengono a mancare?
Che senso hanno le telefonate chilometriche nel cuore della notte a confidarsi segreti e stemperare l'angoscia se poi al momento opportuno nessuno è pronto a risponderti?
Che senso hanno i pensieri originali, i buongiorno e le buona-notti in nome di amicizie libere e sincere se poi tutto finisce in un attimo nell'oblio?
Voglio essere anch'io così per una volta, cazzo!
Voglio alzarmi la mattina e prendermi la libertà di fregarmene di tutto e tutti in un silenzio perfetto e assordante di infelicità.
Voglio sentirmi anch'io una merda per un giorno, per decidere definitivamente che io, fottutamente sensibile, a quel mondo non appartengo e che continuerei fino alla fine dei miei giorni a fare quello che ho sempre fatto come simbolo inconfondibile della mia voglia di vivere in risposta a chi mi voleva morta!

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by Sonia Cascitelli