giovedì 14 marzo 2019

FRIDAY FOR FUTURE - GLOBAL STRIKE - 15 MARZO 2019

Greta Thunberg (https://it.wikipedia.org/wiki/Greta_Thunberg) è una giovane attivista svedese che da mesi ogni venerdì si reca davanti al Parlamento di Stoccolma per chiedere attenzione per il clima. Ogni venerdì sciopera da scuola e ormai in molti la imitano e seguono il suo Friday for Future.
Da sola è riuscita a smuovere le coscienze, a fare discorsi appassionati, a ispirare iniziative... 


Venerdì 15 marzo sarà il primo sciopero globale per il clima in ogni angolo della terra.
Milano si è organizzato così: 







Tutte le info sull'iniziativa e sulle numerose città che parteciperanno qui:

➡ https://www.fridaysforfuture.org/

➡ https://www.facebook.com/fridaysforfutureitaly/

Unisciti all'iniziativa della tua città per chiedere un impegno concreto per la salvaguardia del nostro pianeta! 


Denny

venerdì 1 febbraio 2019

UNO SCIÀ ALLA CORTE D’EUROPA - KADER ABDOLAH

Oggi mi trovo un po' in difficoltà a stilare questo consiglio di lettura perché non so da che parte cominciare, quale aspetto sottolineare di più, cosa lasciare all'immaginazione. Ci sono così tanti aspetti interessanti in questo romanzo!
"Uno scià alla corte d'Europa" è un romanzo pubblicato in Italia nel maggio 2018 a cura della casa editrice Iperborea.
L'autore è Kader Adbolah, pseudonimo di Hossein Sadjadi Ghaemmaghami Farahani, scrittore iraniano arrivato nei Paesi Bassi come rifugiato politico e poi naturalizzato olandese.
In questo romanzo l'autore crea un suo somigliante alter-ego nel protagonista: un professore di origine persiana che insegna storia orientale all'università di Amsterdam. Quest'ultimo, basandosi soprattutto su un antico manoscritto ritrovato, racconta la storia del viaggio in Europa di uno Scià persiano svoltosi alla fine del 1800, e sceglie di farlo nella forma di Hekat, un modo di narrare tradizionale persiano fatto di una serie di episodi concatenati. Questi brevi vicende descrivono lo Scià e il suo corteo alle prese con diverse avventure e/o sventure.
I corti capitoletti di cronaca antica vengono intervallati da brevi racconti e riflessioni del professore nel tempo presente. Alcuni di strettissima attualità.
Una struttura così frammentaria potrebbe creare confusione e rallentare il ritmo della narrazione; invece non è così, anzi, rende le più di 500 pagine di facile e rapida lettura.
Lo Scià di Persia è descritto come un despota crudele ma anche smarrito, un poeta romantico e ingenuo, spietato quando serve. Durante il lungo viaggio, insieme al suo seguito di principi e servitori, è ospite di tutti i sovrani dell'Europa dell'epoca e incontra scienziati e scrittori, conosce stili di vita molto diversi da quelli a cui è avvezzo, vede e si entusiasma per le nuove scoperte, fronteggia situazioni interne alla sua corte. Ne nasce un racconto spesso anche molto divertente.
Nascosta in una cassapanca si unisce alla carovana viaggiante Banu, ennesima moglie dello Scià, una giovane donna intelligente e determinata. Un personaggio molto interessante, un' eroina alla ricerca della sua libertà. La sua è un'altra storia dentro la storia.
Il professore Jamal, lo Scià, Banu sono i tre protagonisti di questo romanzo mosaico e con i loro occhi filtrano la realtà antica e moderna.
L'idea del viaggio come scoperta, come fuga, come metafora è fulcro di questo romanzo dove passato e presente si fondono.

Oggi vi consiglio un viaggio attraverso l'Europa che fu e che è, a spese dello Scià di Persia, attraverso la lettura di un libro che è più libri e che oltre tutto ha anche una bella copertina e un tipico comodo formato tascabile, cioè "Uno Scià alla corte d'Europa" (titolo originale: Salam Europa!) romanzo di Kader Abdolah.

Buona lettura!

Denny

Approfondimenti:

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domenica 27 gennaio 2019

CRONACA A CASA - IMELDA CAMETTI 22 ottobre 1944

Ogni anno in occasione della Giornata della Memoria , l'A.N.P.I. sezione di Gattinara esibisce in Largo Falcone e Borsellino, dei reperti risalenti alla I e II Guerra Mondiale. Sono vecchie valigie,  scarpe , suppellettili appartenenti a civili residenti nel mio paesello e che hanno vissuto nell'orrore, nella paura. Nell'insieme ci sono anche quaderni di scuola e, vergati ancora a inchiostro e calamaio , si possono leggere i pensieri degli studenti tra raid aerei, allarmi e incursioni...
Riportando il tema di Imelda non nego che mi sono venuti i brividi. Se penso che anno più,  anno meno, ha la stessa età di mio figlio...















Gattinara 22-10-1944    

CRONACA A CASA 



Ciò che può accadere in una limpida mattina di sole! ...


Venerdì 

 20 ottobre! 

Il sole sfolgorava alto nel cielo terso approssimandosi mezzogiorno.  Al di fuori tutto taceva,  solo a tratti si sentiva il trillare di qualche uccello sugli alti alberi; nella nostra scuola, invece, distinto s'udiva il chiacchierio dei pennini  sui candidi fogli.  Mentre il mio pensiero vagava in questo quadro pieno di pace,  un un ronzio,  simile a quello di un grande insetto,  mi distolse avvicinandosi sempre più. 
Quando compresi che erano gli aeroplani il mio cuore ebbe un battito più forte e il pensiero volò a molte brutte cose. Non mi preoccupai molto,  ma uno strano incubo continuava ad agitarsi in me.
Non li vidi quegli enormi uccelli,  perché la nostra previdente signorina per evitare disordini ci invitò alla calma e fece socchiudere le imposte,  ma dal rumore compresi che dovevano essere in numerose squadriglie. Quando sorvolarono l'edificio sembrava rasassero i tetti. Poi il rumore poco a poco si allontanò e infine si disperse.  
Tutto tornò alla consueta calma e dopo breve tempo squillò il campanello del 《finis》.



Arrivammo a casa mentre le sirene annunciavano un secondo allarme.  Dopo circa mezz'ora il cessato.  



La sera poi trascorse tranquilla e solo quando fui già nel mio lettino e ripensai agli apparecchi della mattina ricominciai ad agitarmi e a pensare cose brutte e nere. Forse prevedevo quello che ieri sera sentii dalla radio mentre mi stendevo sulla sdraio.



Il bollettino dopo aver trasmesso le notizie del fronte così annunciò :《Una formazione di velivoli nemici sganciò ieri in tarda mattinata bombe su Milano;  fra gli edifici colpiti risulta una scuola ospitante 300 bambini. Le salme finora estratte sono 150》A questa notizia sussultai. In queste poche parole dunque si spiegava l'incubo e l'agitazione del giorno precedente? E quegli apparecchi che sì bruscamente mi avevano distolta dal tranquillo e immaginato quadro si gran male avevano fatto?  Restai pensierosa e le vicende del giorno prima si affacciarono di nuovo alla mia mente.



La mamma vedendomi così pensierosa mi guardò e mi interrogò. Io le spiegai tutto e, dopo qualche riflessione da ambi le parti ad alta voce pregai per tutte quelle povere vittime innocenti perite sotto la furia bestiale di un principio che non ha ragioni. 





Imelda Cametti 
3a Ginnasio Curioni
Romagnano Sesia

venerdì 25 gennaio 2019

DIARIO 1941 - 1943 - ETTY HILLESUM

Ogni anno in concomitanza con la giornata della memoria propongo delle letture a tema.
L'anno scorso ho rispolverato il classico "Il diario di Anne Frank", e quest'anno propongo un altro diario, quello di Etty Hillesum, giovane donna olandese scomparsa ad Auschwitz.
Io l'ho letto moltissimi anni fa, quindi il mio ricordo è un po' sbiadito, ma ricordo bene che rimasi molto coinvolta.
Il diario abbraccia gli anni dal 1941 al 1943 quando Etty ha 27 e 28 anni; e fin dalle prime righe (in foto) si capisce che sono scritti molto diversi da quelli di Anne: più maturi e più complessi.
Il diario raccoglie i pensieri più intimi di una donna intelligente, appassionata e ottimista.
La storia entra nelle pagine ma non è l'elemento più importante. Il mondo interno è più interessante di quello esterno.
Si tratta di una testimonianza preziosa pubblicata per la prima volta solo nel 1981, in Italia a cura della casa editrice Adelphi, che più recentemente ha stampato anche l'edizione integrale che conta oltre 900 pagine.

Approfondimenti:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Etty_Hillesum

Le proposte di lettura per la "giornata della memoria" degli scorsi anni:

Per non dimenticare...
Buona lettura.

Denny

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venerdì 18 gennaio 2019

RIEN NE VA PLUS - ANTONIO MANZINI

Il 10 gennaio è uscito il settimo romanzo della serie del vicequestore Rocco Schiavione, creata da Antonio Manzini, che si intitola "Rien ne va plus".
Il vicequestore è nostro vecchio amico.
Prima del successo globale, prima della serie tv, ne ho parlato qui più volte:

il 07/02/2014 ➡ PISTA NERA

il 06/02/2015 ➡ NON È STAGIONE


Ovviamente il nuovo romanzo l'ho già divorato (e anche mio marito a cui devo la lettura del primo romanzo) e ovviamente lo consiglio.
Non c'è molto altro da dire di Rocco ormai, mi ripeterei. Quindi...

Buona lettura

Denny

Elenco titoli romanzi:
  • Pista Nera - 2013
  • La costola di Adamo - 2014
  • Non è stagione - 2015
  • Era di Maggio - 2015
  • 7-7-2007 - 2016
  • Pulvis et umbra - 2018
  • Rien ne va plus - 2019

Per saperne di più ➡ https://it.wikipedia.org/wiki/Rocco_Schiavone

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giovedì 17 gennaio 2019

TOMATO PIZZA

Chi vive in Piemonte come me, sicuramente conosce, ha avuto occasione di visitare e trascorrere una giornata di shopping nel centro commerciale "Le Gru" di Grugliasco, in provincia di Torino, il più grande centro commerciale della regione.
E durante lo shopping, una pausa è d'obbligo, quindi perché non concedersi uno sfizioso e goloso momento di relax da "TOMATO PIZZA"?!
Pizza al trancio, focacce farcite, ma non solo: patatine, arancini e tanti altri prodotti, sempre fritti sul momento.
"Tomato Pizza" conta con 5 punti vendita in provincia di Torino e 1 in Liguria. Il punto vendita di Grugliasco è stato rinnovato lo scorso novembre, restyling completo del look dei locali rendendoli più moderni e confortevoli.
Il loro motto è "Sforniamo eccellenze" e su questa filosofia producono una pizza altamente digeribile e leggera grazie alla lievitazione dell’impasto che dura fino a 72 ore e viene steso, su pala di legno, esclusivamente a mano e per il quale vengono utilizzate solo materie prime ed ingredienti di altissima ed elevata qualità.
Le pizze offrono un'ampia varietà di gusti e diversissime sono le farciture per le focacce, che vengono preparate con bravura ed attenzione dai pizzaioli Beppe e Mauro.
Al banco, invece, troviamo Antonella, Nadia, Michela e Giorgia che servono i clienti con disponibilità e simpatia.

Seguite @TomatoePizza su Facebook per essere sempre informati sui prodotti e le golose novità, come la ➡ Pinsa Romana e potete anche visitare il loro sito web www.tomatopizza.it

Clizia

#tomatopizza #pizzaltrancio #legru #tomatopizzalegru #ad

lunedì 14 gennaio 2019

YOGA DELLA RISATA del Dott, MADAN KATARIA

La salute non viene sempre dalla medicina.
Il più delle volte viene dalla pace della mente, dalla pace nel cuore, dalla pace dell'anima. Viene dalle risate e dall'amore. La guarigione avviene, nel momento in cui il tuo corpo inizia a ridere e la tua mente lo segue tornando a quell'essere bambino che avevi dimenticato. La guarigione avviene mentre decidi di entrare nel flusso di energia che ti riconnette con il tuo respiro più fluido e riesci a godere appieno le tue emozioni. La guarigione avviene quando lasci andare i freni e giochi, canti, balli liberando la giocosità che è in te. Quando entri in questa magia, non saprai mai dove ti porterà tutto ciò che hai intrapreso, ma intanto ti godi il viaggio e raccogli i risultati.

Lo yoga della risata è una pratica unica, rivoluzionaria, nata in India per merito del dott. Madan Kataria nel 1995 e diffusa ora in più di 70 paesi al mondo. L'intuizione del medico di creare risata incondizionata fu talmente valida per creare benessere che divenne velocemente un fenomeno a livello mondiale. La risata, si sa, è la miglior medicina, tra l'altro sempre a disposizione e gratuitamente. Ridendo per almeno 10 minuti a fila si produce nel corpo il cosiddetto joy cocktail, un mix di pura gioia che aumenta i livelli degli ormoni della felicità (ossitocina, endorfine, dopamine) e si abbassa il livello del cortisolo (l'ormone dello stress).

COME FUNZIONA: All'inizio la risata verrà simulata come se si trattasse di un esercizio fisico, in gruppo mantenendo il contatto visivo con gli altri e si incoraggia la giocosità tipica dell’infanzia. In breve tempo, nella maggior parte dei casi, questo porta a “sbloccare” la risata in una naturale e contagiosa disciplina. 
PERCHÉ’ SI CHIAMA COSI: Perché unisce l’esercizio della respirazione alla risata in un’armonia di corpo e mente. Dalla risata che è sostanzialmente una lunga espirazione i polmoni si liberano dall'aria residua ossigenandosi. Lo scopo degli esercizi è quello di stimolare il movimento del diaframma e i muscoli addominali che, a loro volta, attivano il sistema parasimpatico (la parte calmante del sistema nervoso autonomo). Così arriva più ossigeno al corpo e al cervello e ci si sente carichi di energia e salute. 
PERCHÉ’ FUNZIONA: L’idea si basa sul fatto scientifico per cui il corpo non fa distinzione tra risata naturale e risata indotta per cui si ottengono gli stessi benefici per la salute in entrambi i casi. E’ semplicissimo, specie se lo si fa insieme o guardando qualcuno che lo fa perché ridere è molto contagioso grazie all'azione dei neuroni specchio.

In poche parole, lo yoga della risata apporta buonumore e benefici a livello fisico e mentale. E' un ottimo esercizio per combattere lo stress, rende felici, combatte l'ansia, aumenta l'autostima e nutre, attraverso la giocosità il nostro bambino interiore.

Sonia Cascitelli

venerdì 11 gennaio 2019

STASERA GUARDIAMO LE STELLE - ALÌ ESHANI

Il mio 2018 letterario si è chiuso con un libro testimonianza molto attuale. Uno di quei libri necessari... per capire, per riflettere, per cambiare.
"Stasera guardiamo le stelle" di Alì Eshani è il resoconto di come Alì è arrivato in Italia dall'Afghanistan come clandestino; del suo viaggio durato 5 anni, iniziato quando lui di anni ne aveva solo 8.

È un racconto in senso stretto e Alì sceglie come interlocutore il fratello Mohammed.
Mi è piaciuto perché, pur essendo una testimonianza drammatica, non si sofferma troppo sulle sofferenze e sulle brutture e soprattutto non si lascia andare al rancore verso la cattiveria umana, ma anzi c'è riconoscenza per l'aiuto ricevuto.
Oggi Alì vive a Roma dove è approdato all'età di 12 anni, solo. Si è laureato alla Sapienza in giurisprudenza nel 2015.
Questo libro è stato pubblicato nel 2016 dalla casa editrice Feltrinelli, e mi sembra giusto sottolineare che alla stesura ha contribuito anche Francesco Casolo.
È uno scritto semplice e lineare adatto e consigliato anche agli adolescenti.


La Denny consiglia un viaggio da Kabul a Roma insieme ad Alì Eshani attraverso il suo "Stasera guardiamo le stelle"

Denny


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domenica 6 gennaio 2019

COGLI IL DONO - SONIA CASCITELLI


Può metterci una vita, un giorno, un attimo. Quando arriva il cambiamento accoglilo come fosse un dono sacro.
Il peso dell'essere si misura in istanti: densi, fluidi, grevi o magici.
Tu accogli la trasformazione, il flusso, l'energia che scorre nei tuoi canali come un fiume d'acqua dolce, e falla vibrare.

Non temere!

È solo l'inizio di una grande conoscenza con te stesso.

Esplorala.

Vivila.

Sii con coraggio quello che percepisci di più nelle tue corde e giura di non chiudere le porte alla fatica, al lavoro, alle attese, agli imprevisti, alla casualità.
Dietro lo sforzo c'è sempre stupore; dietro al lavoro c'è sempre ricompensa; dietro l'attesa c'è pazienza, dietro agli imprevisti c'è una inaspettata forza, dietro il caos c'è una fottuta fortuna da cogliere.
Sii pronto e aperto a farlo.
Ogni momento è lì per te.
Fai di ogni difficoltà uno spunto, di ogni pausa una riflessione, di ogni passo un inizio.
Le cose belle non accadono se non le vuoi accogliere.
Separa con accortezza i momenti come piccoli semi dal loro frutto e assapora lo spicchio più buono di ogni singolo verso che è scritto nelle pagine della tua meravigliosa esistenza, con pace e serenità di intenti.

Così sia...

Sonia Cascitelli
©All rights reserved
LG 633/1941

venerdì 4 gennaio 2019

GATTA CI COVA. MISTERO DI NATALE ALL'OMBRA DELLE TERME - MAURIZIO CASTELLANI

Il 2018 è stato decisamente un anno molto proficuo per Maurizio Castellani e a pochi mesi dal mio consiglio del suo libro ➡ DAKAR (La prima indagine del Commissario Luschi), eccomi di nuovo a presentarvi come promesso, la sua ultimissima opera "Gatta ci cova. Mistero di Natale all'ombra delle terme" edita nel novembre 2018.
La creatività letteraria di Maurizio oltre che molto prolifera è decisamente alquanto seduttrice,  giacchè anche con questo libro mi ha letteralmente conquistata.
Torna Marco Vincenti, affascinante ex geometra, attualmente gestore dell'hotel "Da Zia Maria" a Casciana Terme,  accompagnato dagli amici Piero ed Andrea, i quali si trovano a voler far luce sulla inspiegabile sparizione di una vicina del paese. Attratti dal mistero, e desiderosi di dimostrare le loro capacità deduttive, i tre "detectiv" si riuniscono volentieri nella sala da pranzo dell'hotel per consumare svariati aperitivi e gustosissime cene insieme al commissario Bevacqua, al fine di dipanare la matassa dell'arcana scomparsa della signora Maria.
Non mancano i piccoli dettagli che caratterizzano le produzioni letterarie di Maurizio: appetitose ricette enogastronomiche e la nota rosa sexy, condite con simpaticissime espressioni dialettali toscane. Un cocktail di sicuro successo che rende la lettura gradevolissima e scorrevole. 
Ben congeniata l'enigmatica trama, ci si immerge piacevolmente nelle pagine insieme ai protagonisti per costruire ipotesi e trarre logiche deduzioni che ci conducono a svelare la verità. Come ho già spesso detto, Maurizio Castellani è proprio una certezza di buone letture.

Link alle recensioni a tutte le opere firmate Maurizio Castellani :
➡ LA VENTIQUATTRORE (Delitto in albergo)
 VENDEMMIA ROSSO SANGUE (Lo strano caso del morto che parla)
➡ DAKAR (La prima indagine del Commissario Luschi)

Racconto breve ➡ UN AMORE SVUOTATO

Potete trovare tutti i romanzi di Maurizio Castellani su Amazon al seguente link ➡ https://www.amazon.it/Maurizio-Castellani/e/B077B8KK2L/ref=sr_ntt_srch_lnk_1?qid=1542318531&sr=8-1

Buona lettura e buona indagine.

Kly

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martedì 1 gennaio 2019

READING CHALLENGE 2019 - pdf scaricabile

E un altro anno è finito. Ora di tirare le somme sulle nostre letture.

La Denny si ferma a 45 libri totali (comprese diverse graphic-novels) ed è quindi una lettrice XL, anche se non tutte le categorie proposte nella nostra challenge sono state rappresentate.

Io purtroppo non sono riuscita a completare tutte le categorie della Reading Challenge, ho letto meno che durante il 2017 e mi sono piazzata nella categoria tg. M con solo 35 libri letti + 2 attualmente in lettura. 

Certo è pur sempre molto al di sopra della media nazionale, sentite le ultime notizie passate al TG. 😉 

Io e lei siamo pronte a ricominciare la sfida, stavolta con la speranza di riuscire a coronare la meta dei 51 libri/anno!

Ecco a voi il link per la nuova reading challenge 2019 ➡ Reading challenge 2019 - pdf scaricabile

E a voi come è andata?  Quali sono i vostri propositi letterari per il 2019?

Kly

mercoledì 19 dicembre 2018

Lenor UnStoppables - UNA COCCOLA PROFUMATA

In queste ultime settimane ho potuto testare le perle ultra profumate di Lenor UNstoppables e non posso che essere assolutamente soddisfatta del risultato ottenuto.

Ma non lo dico solo io. Amici e parenti con cui ho condiviso il prodotto, si sono letteralmente innamorati di Lenor UNstoppables.

Chi di noi non ama il profumo dei vestiti appena lavati? Quel profumo che sa di fresco, di casa e di pulito. Quel profumo che vorremmo non abbandonasse mai i nostri capi, ma che purtroppo svanisce irrimediabilmente dopo pochi giorni.

Se anche tu sei una di quelle che proprio non vorrebbe mai fare a meno di quel profumo devi assolutamente provare la novità di Lenor UNstoppables!

Cos'è Lenor UNstoppables?

Sono delle innovative perle di profumo non-stop per il bucato che penetrano in profondità nei tessuti per far durare la fragranza più a lungo! Il profumo permane anche quando i capi vengono stirati e riposti nell'armadio ed è adatto a ogni tipo di lavaggio, tessuto e colore. Il profumo persiste per almeno 12 settimane sulla biancheria riposta negli armadi!

Ogni profumazione di Lenor UNstoppables è stata creata per essere sempre usata in abbinamento al proprio ammorbidente Lenor preferito. Un lavoro di squadra perfetto per donare freschezza, protezione e un profumo insuperabile al bucato.

Il nuovo Lenor UNstoppables è disponibile in 3 diverse fragranze:
"Fresh" dona vera freschezza a tutti i tuoi capi grazie a un profumo marino arricchito da aromi minerali e profumo di giglio.
"Bliss" unisce le bacche rosse, la ciliegia e il gelsomino bianco per una profumazione esotica.
"Lavish" è una fragranza delicata e raffinata, resa possibile dall'unione di pesca e rose rosse.

Ma le perle profumate comunque, possono essere utilizzate anche in altri modi! Riempite dei sacchettini di tela e riponeteli nei cassetti o distribuiteli per la casa, sentirete che profumo sprigionano e che fantastico ambientatore saranno! Oppure se come me NON siete fumatori e quindi NON usate il posacenere, riempitelo con alcune perle, la vostra automobile si trasformerà in un vero bouquet primaverile.

Qual'è la vostra fragranza preferita?
E in quali altri  modi fantasiosi pensate usare le perle profumate?

Clizia

giovedì 6 dicembre 2018

PORTACANDELA CON STECCHI DI GHIACCIOLO

L'estate è finita. 
Gli stecchini dei ghiaccioli e gelati mangiati non li avete buttati, vero? 
Ricicliamoli creando due simpatici portacandela per creare atmosfera nelle serate d'autunno o per il prossimo Natale.
Per sicurezza, è meglio non posizionare mai la candela da sola nel portacandele, ma metterla in un bicchiere o vasetto di vetro affinché la fiamma sia separata dal legno. 
Quel che serve per fare questo lavoretto è:
- stecchi di legno;
- colla a caldo;
- decorazioni di recupero (perline, conchiglie, sassolini, bottoni, paillets, fiocchetti, etc.);
- pittura acrilica (opzionale);
...e un po' di fantasia.

REALIZZAZIONE: prima di tutto formare una base quadrata allineando 10 legnetti e incrociandone sopra altri 10, incollandoli con la colla a caldo. A partire da questa solida base incollare gli stecchi formando le 4 pareti. Continuate in verticale fino all'altezza desiderata. 
Decorate il portacandele con gli oggetti, laccetti o dipingendolo con colori acrilici se lo desiderate.

Questa semplice realizzazione  può essere utilizzata anche come portavasetti per fiori e piccole piantine.


THINK GREEN!


Denny

lunedì 26 novembre 2018

IL CASO SBAGLIATO - DAVIDE PAPPALARDO

Qualcuno mi aveva ordinato di seguirla. E di non parlarle. Non subito almeno. Chi era quella ragazza e perché dovevo starle alle calcagna con la bocca cucita? Non lo sapevo. Il mio unico obbligo, per il momento, era di correrle dietro come un mastino con le corde vocali recise.
Bell’affare. In quei giorni non avevo mica tempo da perdere in capricci e misteri insondabili. Dovevo, non necessariamente nell’ordine, procacciarmi clienti, scucire soldi per le bollette e scappare a gambe levate davanti ai creditori. Per quest’ultima ragione spesso e volentieri dormivo della grossa. Mi rimpinzavo di energie che poi bruciavo coi miei scatti da centometrista per evitare gli accattoni a cui dovevo denaro. Ce n’erano parecchi da cui stare alla larga: il lattaio del vicolo in cui avevo messo su la mia stamberga, la signora Mary, così gentile quando pagavo la pigione e così pronta ad adombrarsi quando questuavo un piccolo posticipo e John, quello che mi spaventava di più, l’enorme macellaio dal grembiule unto di macchie rosse. Temevo che quegli ornamenti non fossero dovuti solo al sangue di quarti di bue, polli, conigli e compagnia bella
Ma vuoi o non vuoi, in quei tempi grami per le mie tasche affamate di pecunia, ero in qualche modo inorgoglito. Mi aggiravo a testa alta tra le strade del quartiere che va dall'acciaieria al cimitero di Saint Rose, sfoderando il mio sfavillante sorriso, momentaneamente a trentuno denti. Qualche frammento di incisivo l’avevo sputacchiato nel cesso di uno dei migliori ristoranti della zona, il Lady Ruth, una stanzaccia che puzzava di whisky, segatura e latrina da un miglio di distanza. Tanto lurida che la schifavano pure i frequentatori delle mense dell’esercito della salvezza. Un tizio che chiamavano Il Lettone non aveva gradito le mie critiche al terzino della squadra di calcio locale: troppo leggerino, non teneva bene la difesa, impacciato nei movimenti. Ebbi persino l’ardire di definire di legno le gambe del beniamino. Il Lettone, tifoso sfegatato della squadra, pur riconoscendo la validità di qualche mia lagna, dopo un vivace e articolato dibattito, aveva confutato le mie tesi con argomentazioni perentorie. Non so come era riuscito in un sol colpo a mandare in aria pezzettini di incisivo e a far quasi capitolare i miei canini. Non erano saltati via, ma da quel giorno li avrei avuti leggermente storti. L’incisivo mi era stato poi risistemato da un dottorino alle prime armi con un’otturazione alla buona. 
Comunque sia mi aggiravo per le strade del quartiere come un’adescatrice dei bassi elargendo ammiccamenti a destra e a manca. I miei occhi castani, nascosti dagli occhiali alla John Lennon, erano pronti a scrutare potenziali clienti. E anche a cogliere tra la folla i miserabili che pensavano di rivalersi su di me frugando le mie tasche. In saccoccia, purtroppo per loro, solo cicche di sigarette e qualche briciola di pane raffermo. Ma io dispensavo lo stesso sorrisi a dame e signori. Un politicante in campagna elettorale. Presto detto il motivo del mio orgoglio. Qualche giorno prima, con due grossi chiodi arrugginiti che sembravano presi in prestito dalla croce del Calvario, avevo fissato una targhetta di legno alla parete del tugurio affittato dalla signora Mary. Sull'insegna la scritta: Björn Ungaretti. Agenzia Investigativa. Dietro la montatura dorata mi luccicavano gli occhi. Anche se più in là della targhetta non c’era altro che una stanza con le pareti ricoperte di macchie di muffa, un divano che significava cambiali, e polvere, soprattutto tanta polvere, mi sembrava di aver inaugurato l’Agenzia Pinkerton. 
E poi sì, qualche cliente c’era già. Nella zona non mancavano i motivi per rivolgersi a un investigatore privato giovane e a buon mercato: corna, ammanchi sul lavoro, piccole ripicche tra amici. Le solite belle cose che fanno pascolare gli uomini come me nei verdi campi della vita. Roba da brucare la troverai sempre se l’essere umano rimane il meschino che è. E non c’è motivo che cambi. 
Il lavoro cominciava ad arrivare dunque ma qualcuno, il verme, mi aveva chiesto di occuparmi di quella donna. Non si dimentica una così. Mi era entrata in circolo nelle vene già la prima volta che l’avevo adocchiata. Roba da andare in brodo di giuggiole. Snella, un seno che appariva morbido come un cuscino quando non tocchi un letto da tre giorni, labbra leggermente arcuate. Sembrava avesse un docile broncio permanente. Due occhi grandi e neri, accompagnati da un’espressione smarrita, ti facevano venir voglia di proteggerla per tutta l’esistenza terrena e anche oltre. Capelli lunghi fino al collo, castani e lucenti, e davanti una frangetta corta che le dava un’aria giovane. Doveva avere poco più di vent'anni o forse era proprio la frangia a ingannarmi. Di lei conoscevo solo l’aspetto. Per ora quanto bastava per seguirla. 
Poi magari avrei dovuto trovare anche il modo di parlarle.
L’occasione si presentò durante una mia incursione solitaria nel quartiere. Quella sera le strade erano bagnate e rilucevano illuminate dai fanali delle auto di passaggio. Al primo piano di un fabbricato dai mattoni rossi, un tizio fumava una sigaretta. Dietro di lui un giradischi gracchiava un blues. Dall'altra parte della strada la ferrovia. Nel mezzo, sul marciapiedi, io. Avvolto in un impermeabile beige che ricopriva il mio corpo massiccio e immerso nei miei pensieri: i conti, l’appuntamento col barbiere per una sforbiciata ai miei capelli rossi ora troppo lunghi per essere dominati da una parvenza di pettinatura, i tempi in cui con mio fratello Eiran giocavo ai soldati tra la boscaglia dietro casa e il muro di cinta del negozio del signor Mauser. Quasi senza accorgermene, forse per scacciare questi pensieri, diedi un calcio a una lattina di birra. Dovevo esserci andato giù pesante. La mia gamba, memore dei trascorsi da mediano di mischia nel rugby, aveva impresso una bella forza al calcio. La lattina era schizzata in alto verso il tipo del primo piano e poi era scesa lenta per andare a sbatacchiarsi qualche metro più avanti contro un cassonetto della spazzatura. Una figura sottile di donna sussultò a qualche metro da me. Quella donna! Era proprio lei. Quel qualcuno mi aveva raccomandato solo di seguirla e raccogliere informazioni, senza farmi notare. Un accidenti! La splendida si era girata, i capelli si erano mossi rapidi da una parte all'altra e i suoi occhioni neri si erano piantati su di me. Me li ero sentiti addosso. Come tentacoli di un polipo si erano allacciati ai miei. Bofonchiai una scusa abbassando gli occhi e, curvo nell'impermeabile, svoltai l’angolo. 
Mi infilai nel primo bar a disposizione. Ingollai una pinta di birra dopo l’altra. Nel frattempo cercavo di mettere in campo una strategia. Quel qualcuno, il verme che mi aveva commissionato il lavoro, mi aveva raccomandato di stare attento a non farmi vedere le prime volte. Ma mi ero fatto beccare come una comare che ciarla di un segreto nel bel mezzo di un cortile affollato. Cosa sai di lei? Mi chiesi. Dovevo averlo detto ad alta voce. Un uomo sui quaranta che salmodiava non so quali lamenti aveva interrotto il discorso e si era girato verso di me. Il tizio con un pizzetto scuro che gli stava accanto sembrava interessato ai suoi argomenti quanto un cultore di pittura a un match di pugilato. Stavo per chiedere spiegazioni ma l’uomo aveva già ricominciato a sputare parole sui problemi dell’acciaieria e su quello stronzo del suo capoturno. Un giorno o l’altro gli avrebbe immerso la testa in un contenitore per acidi. Il tipo col pizzetto annuiva ciondolando la testa avanti e indietro e ogni tanto dava un’occhiata ai muscoli delle braccia del suo interlocutore che guizzavano svelti. Ripresi a rimuginare. Ecco quanto ne sapevo: giovane, bella, gira da sola per il quartiere come se stesse cercando o aspettando qualcuno. Ero proprio arguto. Notizie che avrebbe potuto raccattare anche un passante orbo preso a caso. Magari anche aggiungendo altre considerazioni, senza dubbio più interessanti delle mie. Il tizio accanto a me continuava a questionare, era tutto un muoversi di braccia, fasci muscolari, terminazioni nervose che saettavano. Il suo interlocutore? Per la pazienza dimostrata meritava di vincere almeno alla lotteria rionale, il massimo che si concedeva era una grattata al pizzetto e un sorso di birra. Il brusio della saletta mi stava disturbando. Non riuscivo a ragionare e quando non ragioni che fai? Bevi o ti accanisci sui ricordi e per non rimestare nei ricordi bevi, ma se bevi i ricordi cattivi riaffiorano e allora devi soffocarli con un’altra pinta e così via. E va a finire che se ti butta bene sei uno straccio dopo un paio d’ore e se va male l’indomani mattina ti raccolgono nel vicolo con un cucchiaino insieme ai trucioli della vicina segheria e alle bucce di arachidi del locale. Non avevo intenzione di farmi ammazzare dai ricordi e mi stavo rinfilando l’impermeabile, quando colsi un cambiamento in sala. 
Si era fatto silenzio. O meglio il brusio era diminuito parecchio. Sbirciai i due tizi accanto a me al bancone. L’operaio che voleva superare le incomprensioni col capoturno con metodi extra sindacali ciancicava adesso qualcosa al tipo col pizzetto. Entrambi guardavano verso l’ingresso. Anche altri avevano lo sguardo diretto all'entrata e non stavano certo ammirando l’attaccapanni in legno massiccio che, perdiana, non era mica male. Ne avrei avuto certo bisogno per l’agenzia ma non poteva essere quello l’oggetto delle attenzioni di tutta quella gente. Non aveva mica le fattezze della ragazza che era appena entrata. Lei. Si era guardata intorno sgranando gli occhi. Il suo sguardo smarrito aveva pestato il piede sull'acceleratore del mio ritmo cardiaco. Gli avventori del bar, in gran parte maschi della classe operaia del quartiere, dopo qualche attimo di incanto erano tornati a poggiare le labbra sui boccali e a parlare di calcio, politica e di turni e capiturno. Solo io ero rimasto ancora a bocca aperta, a cercare di sondare il mistero di quella donna. Scelse un tavolo rotondo, nero e per due, a pochi passi da me. Sembrava non avermi visto. Mi asciugai il muso per cercare di darmi contegno. Mia madre, poverina, aveva avuto i suoi bei problemi ad allevare due cuccioli in questo quartiere, dove se sei gentile quantomeno vieni bollato come finocchio e se non sai difenderti alla prima occasione torni a casa con un occhio pesto, alla seconda scatta il pronto soccorso e non arrivi alla terza perché hai già cambiato zona. Ma non aveva dimenticato di insegnarmi le buone maniere, mia mamma. La ragazza mi avrebbe di certo scorto e quindi avrei dovuto avere un’aria rispettabile. Quel qualcuno, responsabile di tutta la vicenda, mi aveva però detto di non avvicinarmi le prime volte. Sarebbe stato pericoloso. Perché? Quali minacce potevano arrivare da una giovane fanciulla dall'aspetto così delicato? Forse quel qualcuno mentiva, era un sabotatore, mi stava conducendo fuori strada per chissà quali motivi. La ragazza aveva un rossetto tenue sulle labbra e quel broncio non aveva nulla di quei bronci sensuali e impertinenti che hanno certe donne. Le dava anzi un tocco di dolcezza che avrebbe sciolto financo il mio vicino di bancone che instancabile adesso declinava i vari metodi per far fuori il suo capoturno. Investirlo con la macchina nello stradone alberato nei pressi della segheria, avvelenare il caffè, assoldare un disperato che per una dose è disposto a far fuori anche l’intera fabbrica, figurati un uomo soltanto. Sapevo che il tipo dai muscoli guizzanti non avrebbe mai fatto un cazzo. Li conosco quei tipi. A parte parlare, parlare e parlare, non fanno nulla. Il tizio si stava solo sfogando con un amico delle nefandezze di un altro fesso. Soverchierie di un disgraziato peggio di lui che conduceva una vita infame. E si rivaleva sul mondo con quel poco di squallido potere destinatogli in questa terra. Me lo immaginavo il suo kapò, chiuso in casa a guardare uno sceneggiato in TV, a languire con cibo precotto, birra economica e vino in cartone, fra quattro mura fredde. Ma l’indomani glielo avrebbe fatto vedere lui al mondo, li avrebbe strigliati per bene i suoi ragazzi e poi la sera sarebbe tornato solo di nuovo nel suo buco di culo di stanza. Quasi mi veniva voglia di ridere a sentire così tante stronzate. E forse lo feci. O almeno sorrisi. Perché, meraviglia delle meraviglie, alzando gli occhi verso il tavolo della misteriosa fanciulla dagli occhi neri, vidi che anche lei sorrideva. Mi sorrideva. Fu un attimo. In seguito pensai di essermi sbagliato, forse per giustificarmi. Comunque, in quel preciso momento, ebbi l’impressione che quella donna stesse sorridendo a me. Mi si seccò la gola all'istante. Era come se una volpe miope scambiando un riccio per un pollo lo avesse inghiottito, conficcandosi gli aculei nel palato. Mi tornò in mente il consiglio di quel qualcuno che mi aveva commissionato tutto: “Non avere fretta di parlarle, Björn”. Ma ero giovane e i giovani, si sa, devono anche infischiarsene dei moniti e così cominciai a meditare di infrangere la prima regola del mio committente. Ma sì, mi dissi, smuovi il tuo poderoso sedere dallo sgabello e piazzati nel tavolo rotondo. Però aspetta, magari non subito. E’ troppo sfacciato. E poi cosa dirle? Era già tardi. 
Molti degli avventori erano andati via, presto la sveglia avrebbe rotto il sonno senza sogni di parecchi di loro. Un giovane stava già pulendo alcuni tavoli. Mi distrassi a guardarlo perché somigliava a mio fratello, per via delle lentiggini. Manda via questi pensieri, mi dissi e alzati. E così saltai dallo sgabello e dritto e fiero mi diressi verso il tavolo rotondo. Vuoto. “E’ filata via”, mi disse con uno sguardo complice il tipo muscoloso che stazionava ancora al bancone. Il suo amico doveva essere rincasato. E così finii la serata a discutere degli orari di lavoro in fabbrica, del calo della produzione dell’acciaio, degli investimenti nel settore, del governo porco e, ovviamente, del capoturno e di come ammazzarlo. 
Le settimane passavano. Avevo risolto un paio di casi di corna ed ero corso dal macellaio. Dapprima mi aveva guardato torvo ma, quando avevo sganciato un po’ di biglietti sul freddo tavolo di marmo e chiuso i debiti, si era allargato in un sorrisone. Per sferrarmi poi una pacca che doveva somigliare tanto al gancio destro di Rocky Marciano. Io e la mia scapola sinistra ce la saremmo ricordata per il resto dei nostri giorni quella pacca, segno tangibile di una stima duratura. 
Ma restava il caso della donna. Quel qualcuno si era rifatto vivo e mi aveva pure dato del coglione perché non avevo parlato con la ragazza. “Ma come, prima mi dici che devo solo seguirla e che non devo parlarle per nulla al mondo? E poi sono un imbecille di prima categoria per non aver aperto bocca?” Quel qualcuno mi aveva risposto che il sorriso della ragazza aveva cambiato tutto. “Che razza di investigatore e di uomo sei se ti attieni alla lettera alle istruzioni dei tuoi clienti? Te lo dico una volta sola: se vuoi crescere fidati del tuo istinto, ascolta i consigli ma scegli. Non aspettare che qualcosa accada o che capiti per grazia degli altri”. E così, per essere stato obbediente alle regole di ingaggio, mi ero beccato addosso una bidonata di umiliazione. Risolvendo i due casi di tradimento mi ero imbattuto più volte nella ragazza. In un’occasione si era anche girata. Preoccupata.

Poi ero riuscito a cavare qualche informazione dal tipo che aveva voglia di menare il capoturno. La conosceva di vista, abitava tra il droghiere e la ferramenta di Hardy. Mi spiattellò che frequentava il pub Alce bianco. Così ogni maledetta sera facevo una capatina al pub o mi aggiravo nei dintorni leggiucchiando un giornale, fingendo di chiamare dal telefono pubblico, sbocconcellando frittelle al freddo e sventolando la licenza quella volta che le guardie mi chiedevano conto del mio bighellonare. 
Quando capitò ero dietro a un lampione e stavo prendendo appunti sull’ultima grana da risolvere: Olga temeva che il marito Adam la tradisse con una certa Wilma, una rossa tutta pepe, un po’ in carne. Stavo segnando orari e spostamenti di Adam quando la ragazza misteriosa mi passò davanti inebriandomi con un profumo che sapeva di primavera. Seguii con gli occhi la scia di vapore lasciata dal suo corpo mentre tagliava la nebbiolina e si dirigeva verso l’Alce bianco. Posai gli appunti nella tasca interna dell’impermeabile. Promisi a quel qualcuno di mia stretta conoscenza che stavolta avrei risolto la questione. Risoluto entrai nel locale. Davanti mi trovai tre donne in età pensionabile, a sinistra un vecchio sbevazzone con una lunga sciarpa di lana che doveva risalire ai tempi di Matusalemme, a destra guappi di fabbrica. Nessuna traccia di quella donna. Solo calici che si alzavano, pinte di birra sui vassoi, spillatrici in funzione, chiacchiere e risa sguaiate. Guardai di nuovo e la vidi, nel tavolo dietro al vecchio. Sorrideva. Splendida. Gli occhi neri, di ossidiana, le brillavano di una luce nuova. Ed era bellissimo stare dentro quella luce. I capelli soffici sembravano animati da un vento dolce che li carezzava. Tutto emanava un lindore che rendeva più bello a vedersi chi la circondava. Anche il vecchio sbevazzone. La sua sciarpa sporca e infeltrita sembrava adesso una candida stola di visone, la sua barba incolta pareva scolpire il viso di un anziano filosofo, gli occhi opachi, spenti sotto una sottile striscia trasparente, nuotavano in scintille di intelligenza e saggezza. Mi persi in quell'aura di splendore che attorniava la donna e stavo per sedermi accanto a lei quando vidi che non era sola. Sorrideva sì, non a me, ma al giovane bruno che le stava accanto. Nemmeno lo guardai. Seppi che ormai era tempo perso. Feci una retromarcia improvvisa. E andai a sbattere contro il tavolo del vecchio. Non era Seneca né Platone ma pronunciò una sequela di improperi dimostrando di essere un alfiere del suo ramo. 
Tornai in ufficio, deciso a saldare i conti in sospeso. Innanzitutto con quel qualcuno di mia conoscenza. Mi sedetti alla scrivania. Sul tavolo appunti sparsi, qualche foto, un grosso telefono rosso che non squillava mai. Accesi la radio per ascoltare il notiziario, ma la spensi subito, quelle voci mi confondevano. Accavallai le gambe e buttai i piedi sullo scrittoio, presi uno specchio, tolsi dal naso la montatura color oro, guardai dentro al vetro. Non sembravo un angelo, solo un diavolone dai capelli rossicci. Un buono che la vita, i sensi di colpa e le esperienze avrebbero reso via via più duro. Che avevo da chiedere a quel qualcuno? Risi, di quelle risate amare che sembravano più un ghigno da bestia ferita. E allora gli dissi fesso. Fesso, dissi a quel qualcuno che mi aveva bloccato. Ma pronunciai quell’unica parola quasi con compassione, senza usare troppa durezza nei confronti di quel volto che mi guardava intontito dallo specchio. Mi ero imposto di seguire la ragazza, semplicemente perché mi piaceva. Avevo poi solo avuto paura. Sabotato dalle mie incertezze. Avrei imparato la lezione? Mi chiesi, senza penarmi tanto di darmi una risposta.
Poi tolsi gambe e stivali dalla scrivania, spazzai con la mano qualche pietra e un po’ di terra bagnata che era caduta su, rassettai i fogli alla bell’è meglio. Presi una pezza, andai fuori, lustrai per benino l’insegna. Rimasi a guardarla per tre minuti buoni. Björn Ungaretti. Agenzia investigativa. Faceva un certo effetto. Rientrai, mi gettai a peso morto sul divano e dormii per ore e ore. Una pila di fogli mi aspettava sulla scrivania. Appunti su Wilma e Adam.

Davide Pappalardo