lunedì 20 marzo 2017

GLI OROLOGI ELETTRICI DI LECCE by Giuliana

La data del 1868 segna l'impianto a Lecce di una rete di quattro orologi elettrici sincroni, collocati su altrettanti edifici pubblici, che costituì un indubbio primato nazionale ed Europeo. Il sistema funzionò, con alterne vicende, per problemi di manutenzione dagli anni ‘20 in poi, fino al 1937, quando fu gravemente danneggiato, pare, da un fulmine.
Il sistema era costituito da quattro quadranti disposti in punti diversi della città, le cui sfere erano mosse da un dispositivo elettromagnetico attivato da impulsi elettrici che venivano inviati ogni mezzo minuto dall'orologio motore.
Questo non era altro che un normale orologio a pendolo collegato ad un sistema di interruttori al mercurio, che chiudevano e aprivano, alternativamente, un circuito elettrico alimentato da una batteria di pile a diaframma regolatore. Il meccanismo dell'orologio motore, collocato sul Sedile, come è stato ritrovato nel 1990. Altre collocazioni furono: la Prefettura di Lecce; l'Ospedale Santo Spirito di Lecce e il Convitto Palmieri 
Ad ogni quadrante era abbinata una suoneria, costituita da due campane percosse da martelli azionati da un dispositivo a cascata di leve, anch'esso comandato elettricamente dall'orologio motore.
Per le strade del centro storico sono ancora visibili alcune delle mensole su cui erano stesi i fili elettrici che collegavano l'orologio motore ai quadranti periferici. 
Autore della realizzazione della rete di orologi elettrici sincroni fu un sacerdote leccese, Giuseppe Candido, formatosi al prestigioso Collegio S. Giuseppe, retto dai gesuiti, avendo per insegnante di fisica il Padre Nicola Miozzi, dalle notevoli competenze in fatto di elettricità.
Candido, che, tornato a Lecce dopo gli studi universitari, si diede a realizzare ogni sorta di apparati elettrici per usi didattici e per usi domestici, molti dei quali messi in funzione nella sua casa di via Regina Isabella (su cui sopravvive, unica memoria del grande leccese, la lapide fattavi collocare dal nipote Gennaro Candido in occasione del centenario della nascita). 
Una descrizione entusiastica dell'attività del sacerdote scienziato, elevato da Leone XIII alla dignità episcopale e inviato a reggere la diocesi di Ischia dove morì nel 1906, è contenuta in un fascicoletto pubblicato da Cosimo De Giorgi nel 1899 in occasione del trentennale di funzionamento degli orologi elettrici.
Nato a Lecce il 28 ottobre 1837, primo di sette figli, entrò a dieci anni nel Reale Collegio dei Gesuiti, una delle più prestigiose scuole del Regno, dove dimostrò presto grande predisposizione per la Fisica e la Matematica. Uscì dal Collegio nel 1857 decorato del Giglio d’Oro, la massima onorificenza per i migliori alunni, e con un ritratto ad olio in abito sacerdotale. Durante i suoi studi al Collegio di Lecce ebbe modo di appassionarsi allo studio dell’Elettricità, soprattutto per opera del suo insegnante P. Nicola Miozzi, vero esperto della scienza che stava rapidamente guadagnandosi l’attenzione di tutti per le applicazioni pratiche che lasciava prevedere. E proprio con Miozzi, Candido partecipò, dal 14 al 27 gennaio 1859, alla realizzazione di uno dei primi esperimenti di illuminazione pubblica, alla presenza del Re Ferdinando II, in visita a Lecce. Per le strade del centro storico sono ancora visibili alcune delle mensole su cui erano stesi i fili elettrici che collegavano l'orologio motore ai quadranti periferici. 
Nel 1955 fu effettuata l’installazione di un vero, grande, meraviglioso orologio sul motivo turrito della Banca Commerciale..
Il realizzatore dell’opera è lo scultore salentino Francesco Barbieri che pur vivendo a Milano ha conservato per la sua terra un profondo amore. Tutti i pezzi che compongono il nuovo orologio pesano 20 quintali e sono arrivati a Lecce imballati in ben 20 casse di varia grandezza. Il complesso architettonico nel quale è inserito l’orologio è alto 10 metri. Il quadrante, a forma di occhio, è circondato da una cornice di rame e smalto e poggia su uno sfondo di mosaico veneziano sfumato di azzurro con stelle dorate. Anche i numeri, indicanti le ore, sono dorati con sfondo di rame smaltato. Se non è il più grande orologio del mondo, come l’ha definito il quotidiano inglese Daily Telegraph, è certamente uno dei più originali. Nel febbraio del 2016 l’opera restaurata, ha ripreso vita, con una grande novità, introdotta con i lavori di restauro, che hanno dotato l'orologio di un impianto di illuminazione che lo rende ben visibile anche di sera.

Giuliana

mercoledì 15 marzo 2017

CORNICE CON TASTI PC - Speciale festa del papà

Per la festa del papà si può realizzare facilmente una cornice decorata con i tasti di un vecchio pc portatile o tastiera.
Serve solo una vecchia cornice di legno o plastica, i tasti di un portatile o di una tastiera in disuso e colla a caldo.
I tastini si possono disporre in modo ordinato o in modo un po' in disordine e a gusto si può aggiungere qualche piccola decorazione (strass, perline...).
Fantasia e amore è tutto quel che serve.

Auguri a tutti i papà.

Denny

martedì 14 marzo 2017

TORNA PRESTO, LULÙ! di Jeanette Flot


La scuola della maestra Serafina si chiama 《Il melo verde》e funziona a meraviglia. C'è un'unica classe con solo dieci scolari, sei maschi, e cioè Silvano, Berto, Chicco, Toto, Luigino e Matteo, e quattro femmine, che sono Marta, Beatrice, Matilde e Lulù.
Poi ci sono le due colombe Pia e Lia, Gervaso, il pesce rosso, e Baffina, la gatta nera che cerca sempre di bere l'acqua del vaso di Gervaso.
Sono già tre anni che i bambini frequentano la scuola della maestra Serafina.
Poi, un giorno, Lulù non va a scuola. Sembra che non stia per niente bene, che sia molto stanca. Passano due mesi, ma Lulù non si vede. La sua mamma è venuta a parlare con la maestra e ha detto che Lulù è molto malata, che è una cosa grave e che la stanno curando all'ospedale, in città. I suoi compagni non possono andarla a trovarla, però possono scriverle.
Di tanto in tanto arriva qualche notizia: Lulù non migliora e non peggiora, bisogna avere pazienza e aspettare. I nove bambini e la maestra Serafina sono davvero molto tristi.
Passano le settimane e passano i mesi.
Sembra che Lulù stia meglio. Però il suo posto rimane vuoto.
Poi, una mattina, il postino porta una lettera della mamma di Lulù.
Lulù è guarita. Potrebbe anche tornare a scuola, il dottore è d'accordo, però...
Però cosa?
Lulù ha perso tutti i capelli, i suoi bei capelli ricci, rossi come il sole quando tramonta. E così Lulù non vuole tornare a scuola, perché si vergogna.
I suoi compagni sono molto tristi e non sanno cosa fare. Il piccolo Berto scoppia in un pianto disperato. Allora la maestra Serafina prende una decisione:

 - Ora scriviamo a Lulù e le diciamo di tornare a scuola!
I bambini, tutti insieme, scrivono una lettera. Poi Matilde, che ha una bella calligrafia, la ricopia:
《Cara Lulù, adesso sei guarita e noi ti aspettiamo. A noi non importa niente che tu non abbia più i capelli. E poi i capelli ricrescono, e saranno ancora più belli! Ti stiamo preparando una sorpresa per farti festa quando tornerai. Torna, Lulù, ormai sei guarita. Ti mandiamo tanti baci.》
Tutti i bambini firmano la lettera, e anche la maestra Serafina. La mettono in una busta, incollando il francobollo e la imbucano. Ora bisogna solo aspettare.
Un lunedì mattina Lulù torna a scuola, un po' intimidita e un po' pallida. In testa porta in cappellino.
Poi viene il momento delle sorprese! Ogni bambino porge a Lulù il regalo che le ha preparato: Silvano le dona una barchetta di sughero, Marta una collana di perline colorate, Matteo una gomma da masticare mai usata, ancora nella sua carta, Chicco un ritratto di Lulù dentro una cornice, perché Chicco è bravo a disegnare, Toto le regala il suo fischietto da arbitro, Beatrice un mazzolino di mughetti, Luigino una famiglia di uccellini di carta e Matilde la sua palla rossa con le stelline bianche.
E Berto? Dov'è Berto?
Berto non c'è, nessuno l'ha visto.
Tutti si mettono a chiamarlo: - Berto! Berto!
Allora la porta dell'armadio delle scope si apre piano piano ed esce Berto con la testa rapata e liscia come un uovo.
Tutti i bambini esclamano insieme: - Berto! Perché ti sei tagliato tutti i capelli?
E Berto risponde: - È la mia sorpresa! Ieri sono andato con la mamma dal barbiere e mi sono fatto pelare la testa, così adesso siamo uguali, io e Lulù. Adesso possiamo fare a gara per vedere a chi crescono prima i capelli!
Lulù ascolta, poi fa un piccolo sorriso e alla fine scoppia a ridere. Si toglie il cappello e va a sedersi al suo posto.


Tratto da Penne, Matite e Astucci -Storie di scuola
Einaudi Ragazzi

sabato 11 marzo 2017

18 MARZO 2017: TI AMO...O QUALCOSA DEL GENERE - AUDITORIUM LUX - GATTINARA (VC)


Uno spettacolo divertentissimo e sorprendente, che ha debuttato la prima volta nel 2007 con enorme successo, conquistando migliaia di spettatori romani. Questa volta in una veste rinnovata, pronto per affrontare un tour nazionale.
Con Roberto Ciufoli, Tiziana Foschi, Francesca Nunzi, Diego Ruiz e regia dello stesso Diego Ruiz, un’altra divertente commedia con le sue appassionanti e ironiche ricerche sulla qualità dei rapporti di coppia, visti però, questa volta, attraverso la lente spietata dell’amicizia. Sì, perché un amico alcune volte, più o meno involontariamente, può mettere i bastoni tra le ruote alla storia d’amore dell’altro. Se poi il tuo migliore amico, in realtà è un'amica, il pericolo è dietro l'angolo.

Per informazioni: 3312723933 - 3474896275

venerdì 10 marzo 2017

UNO ZAINO, UN ORSO E OTTO CASSE DI VODKA- LEV GOLINKIN

Lev Golinkin è un giornalista americano. 
Per molti anni del suo passato non ha voluto parlare, trincerato dietro a un "vengo dal New Jersey" e ad uno sguardo cattivo che zittisce l'interlocutore, poi però ha sentito il bisogno di guardarsi allo specchio e fare pace con se stesso e con il suo passato ed è nato il suo primo libro "Uno zaino, un orso e otto casse di vodka", che è uscito negli USA nel 2014.
Lev è nato in Ucraina nel 1980 in una famiglia ebrea in un paese fortemente antisemita. E' un bambino di soli 9 anni quando i genitori capiscono che è finito il tempo di sopportare soprusi, limitazioni e controlli, che non possono più tollerare la costante paura e che devono offrire un futuro migliore ai figli, e decidono di abbandonare l'unione sovietica.
Vengono aiutati, come migliaia di altri ebrei sovietici, da organizzazioni e associazioni internazionali.
Il viaggio dura mesi. Diverse le tappe, diverse le persone incontrate, diverse le difficoltà, ma alla fine la famiglia Golinkin approda felicemente negli Stati Uniti d'America.
Il libro racconta questo viaggio della speranza e quello a ritroso effettuato vent'anni dopo dall'autore alla ricerca delle tracce del loro passaggio e delle persone che li hanno aiutati, e si conclude con una terza parte ambientata nel presente molto più intima e personale, che ho amato particolarmente.
Cosa rende questo libro particolare e interessante? 
Il tocco leggero che ha tutta la storia!
Lev Golinkin parla in modo semplice e anche divertente di cose serie e ha uno stile vivace ed emozionante. Le difficoltà e le delusioni, che sono tante, vengono raccontate con onestà ma anche con una vena di ironia.
Ci sono dei passaggi veramente molto simpatici, come questa descrizione della babuska:



E che dire di quando si scopre che negli stati uniti ci sono 17 paesi o città che si chiamano Lafayette? Spunta un sorriso, ma dura poco se si prova a immedesimarsi  con la famiglia Golinkin e ad immaginare come questo possa aver accentuato la loro incertezza.
Suscita simpatia e tenerezza anche il racconto di come tutta la famiglia, da poco negli States, cada completamente nel panico per una telefonata della polizia; salvo poi scoprire che è solo un'associazione che cerca fondi per i caduti e gli orfani delle forse dell'ordine. Fa sorridere ma anche comprendere come la paura della polizia sia radicata negli ex sovietici.
Questo libro è una preziosa testimonianza di cosa voglia dire essere sradicati dal proprio paese e doversi reinventare da capo, di quali compromessi è necessario fare, di quali ferite lascia nell'intimo.
È un libro bello, onesto, simpatico, vivace, interessante ma anche toccante.

Oggi la Denny consiglia di fare un viaggio intimo insieme a Lev Golinkin attraverso le 336 pagine di "Uno zaino, un orso e otto casse di vodka" edito in italiano da Baldini & Castoldi (gennaio 2017).

Buona lettura.

(хорошее чтение)

Denny

Per la ➡ reading challenge 2017 di TuttoPerTutti questo libro può rientrare nelle categorie: 
03 - 12 - 14 - 30 - 50.

Questo articolo partecipa al Venerdì del libro su HomeMadeMamma

mercoledì 8 marzo 2017

♫ BARBRA STREISAND ♪ WOMAN IN LOVE (1980) ♫ (Video + Testo) ♪



WOMAN IN LOVE
( BarryMaurice e Robin Gibb)

Life is a moment in space
when the dream is gone
it’s a lonelier place
I kiss the morning goodbye
down inside, you know we never know why
The road is narrow and long
when eyes meet eyes
and the feeling is strong
I turn away from the wall
I stumble and fall
but I give you it all
I am a woman in love
and I’d do anything
to get you into my world
and hold you within
it’s a right I defend
over and over again
what do I do
With you eternally mine
in love there is no measure of time
we planned it all at the start
you and I live in each other’s heart
we may be oceans away
you’ll feel my love
I hear what you say
no truth is ever a lie
I stumble and fall
but I give you it all
I am a woman in love
and I’d do anything
to get you into my world
and hold you within
it’s a right I defend
over and over again
what do I do
I am a woman in love
and I’m talking to you
you know I know how you feel
what a woman can do
it’s a right I defend
over and over again
I am a woman in love
and I’d do anything
to get you into my world
and hold you within
it’s a right I defend
over and over again
DONNA INNAMORATA
( BarryMaurice e Robin Gibb)

La vita è un momento nello spazio
quando il sogno svanisce
è anche più solitaria
dentro di me dico addio al mattino
sai che non ne sapremo mai il perché
E’ una strada stretta e lunga
quando gli sguardi si incrociano
ed il sentimento è intenso
non mi appoggio più alle certezze
e inciampo, cado
ma ti dono tutta me stessa
Sono una donna innamorata
disposta a fare di tutto
per averti nel mio mondo
e fartici restare
difendo questo diritto
e continuerò a farlo
cos’altro posso fare?
Dovevi essere mio per sempre
ma non si misura il tempo in amore
avevamo deciso dall’inizio
di vivere l’uno nel cuore dell’altra
possono esserci oceani tra di noi
ma il mio amore sarà con te
sento quello che dici
nessuna verità è mai una bugia
mi confondo, sbaglio
ma ti dono tutta me stessa
Sono una donna innamorata
disposta a fare di tutto
per averti nel mio mondo
e fartici restare
difendo questo diritto
e continuerò a farlo
cos’altro posso fare?
Sono una donna innamorata
ed è a te che parlo
sai che capisco quello che provi
a cosa può arrivare una donna
difendo questo diritto
e continuerò a farlo
Sono una donna innamorata
disposta a fare di tutto
per averti nel mio mondo
e fartici restare
difendo questo diritto
e continuerò a farlo

martedì 7 marzo 2017

IN METROPOLITANA/3 - PENSANDO AD ALEX


E' una mattina come mille. Milano è grigia e uggiosa alle 7,30 del mattino. La metropolitana sferraglia e la gente, seduta e in piedi, è estranea, sonnolenta, persa negli schermi degli smartphone o nelle poche pagine di qualche giornale free-press.

Lui ha più di 50 anni ed è seduto. E’ salito al capolinea e come ogni giorno lavorativo percorrerà tutta la linea fino all’ultima fermata, perciò non ha bisogno di prestare attenzione alle fermate che si susseguono.
La tratta che compie ogni mattina in metropolitana è il momento più intimo e malinconico della sua giornata. Quando scenderà si ridesterà, si darà da fare in ufficio, sarà gentile e competente, cordiale e anche simpatico ma per i 30 minuti del viaggio può restare solo con se stesso.
È in questa carrozza sferragliante, insieme a tanta gente, ma è assente.
Nelle orecchie ha gli auricolari collegati ad un piccolo lettore mp3. Era di sua figlia Alessandra e le canzoni sono quelle che ascoltava lei due anni fa. Lo tiene in modalità riproduzione casuale e le molte canzoni, italiane e straniere, che contiene fanno da sottofondo ai suoi pensieri e ai ricordi che scorrono senza freno.
Lei gliela ha portata via quel cancro bastardo. Aveva solo 28 anni.
Una feroce lotta durata tre anni, che, ad un certo punto, era sembrata quasi vinta… poi il vigliacco è tornato più agguerrito che mai a reclamare la sua preda.
Lui al mattino in metrò si lascia annegare nella malinconia. A volte chiude gli occhi per isolarsi ancora di più, altre volte prende lo smartphone e scorre le foto di lei. Sorride in quasi tutte.
Non nota mai nulla di quel che ha intorno, ma, come chiamato a gran voce, stamattina qualcosa lo desta e attira la sua attenzione. È la ragazza seduta di fronte. E’ giovane, carina, con vezzosi occhiali verdi.
Cosa avrà mai fatto per risvegliarlo dal suo stato catatonico? Semplicemente si è sistemata i capelli dietro all’orecchio con un movimento lento e fluido. Questo banale gesto gli ha ricordato Alessandra.
Gli succede spesso. Un oggetto, un profumo, un colore, una parola, un’immagine o un gesto, all’improvviso, gli ricordano lei. In modo imprevisto e bruciante.
Fa male e fa bene allo stesso tempo. E’ comunque un legame con lei e lui ha bisogno di sentire che c’è.
Potesse tornare indietro e invertire i ruoli: lui in un cimitero e lei seduta su questa metropolitana, persa in pensieri che fanno sorridere, come la ragazza dagli occhiali verdi che ha davanti, non esiterebbe un solo istante. Ma non è possibile riavvolgere la pellicola. La vita non è un film!
Nelle orecchie, leggendogli i pensieri, una canzone gli dice:
E’ Alex che lo sgrida per questi pensieri pieni di rimpianto.
In quella bianca stanza d’ospedale le ha promesso solennemente di vivere al meglio la vita senza abbattersi, e ci sta provando, giorno dopo giorno. Ci sta provando!

Denny

martedì 28 febbraio 2017

IN METROPOLITANA/2 - PATTY IN METRÒ



E' una mattina come mille. Milano è grigia e uggiosa alle 7,30 del mattino. La metropolitana sferraglia e la gente, seduta e in piedi, è estranea, sonnolenta, persa negli schermi degli smartphone o nelle poche pagine di qualche giornale free-press.

Patrizia (o come dicon tutti Patty), invece, ama osservare la gente.

Ha 21 anni e sta andando a lezione all'università.

E' una ragazza semplice ma con dei vezzosi occhiali con la montatura verde. Infilati nelle orecchie gli auricolari del suo inseparabile lettore MP3.

E' seduta e guarda la gente intorno a se.

Ha appena assistito a una scena curiosa: un uomo di più di quarant'anni si è avvicinato di soppiatto ad una signora in piedi e l'ha baciata all'improvviso. Poi lei è scesa e lui si è seduto con un gran sorriso sornione in viso. Non può non chiedersi cosa ci sia dietro quel bacio rubato.

Accanto a lei si siede una donna che tira fuori un libro dalla borsa e comincia leggere. Patty si china un po' in avanti, facendo finta di grattarsi la caviglia, per sbirciane il titolo: “Letture in metropolitana”, un libro di racconti brevi.
Nel tunnel affianco sfreccia in senso opposto un treno tutto graffitato. Per effetto della velocità sembra un fugace arcobaleno.
Un ragazzino solertemente si alza per lasciare il posto a una giovane signora incinta. E poi dicono che non c'è più educazione!
Patty sente vibrare il suo cellulare e guarda il messaggio che le è appena arrivato. È il buongiorno da un amica: una di quelle immagini preconfezionate che vengono rigirate solo perché sono carine e colorate, senza aggiungere nulla di personale . Lei le trova un po’ false e ignora il messaggio. Mette via l'apparecchio e torna a osservare i visi variopinti che ha intorno.
La sua attenzione è catturata da un ragazzo e una ragazza in piedi a poca distanza. Sono chiaramente turisti, probabilmente del nord Europa. Hanno circa la sua età e due grossi zaini appoggiati ai loro piedi. Si parlano, si sorridono e, tra uno scossone e l’altro, si dividono un dolce. Sono giovani, belli e chiaramente innamorati.
Patty si trova a pensare che quest'immagine che ha ora davanti agli occhi: due giovani che si dividono un dolce sulla metropolitana di una città straniera, è esattamente la rappresentazione dell'amore. Perché l'amore è condivisione e complicità; è fare nuove esperienze insieme; è costruire ricordi insieme.
Li invidia. Li invidia moltissimo! Vorrebbe anche lei qualcuno da amare e con cui girare il mondo.
Nelle orecchie, quasi leggendole nei pensieri, una delle sue canzoni preferite canta:
 

* Splendido - Negrita


I due ragazzi stranieri sorridenti scendono con i loro zainoni alla ferma Duomo e la carrozza dopo sembra più spenta. A Patty manca ancora solo una fermata.


Denny

sabato 25 febbraio 2017

♫FRANCESCO GABBANI ♪ OCCIDENTALI'S KARMA (2017) ♫ (Video + Testo + Analisi) ♪



Francesco Gabbani (Carrara, 09 settembre 1982) cantautore e polistrumentista italiano.

OCCIDENTALI'S KARMA
(Fr. Gabbani - F. Ilacqua - L. Chiaravalli - Fi. Gabbani)

Essere o dover essere
Il dubbio amletico
Contemporaneo come l’uomo del neolitico.
Nella tua gabbia 2x3 mettiti comodo.
Intellettuali nei caffè
Internettologi
Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi.
L’intelligenza è démodé
Risposte facili
Dilemmi inutili.
AAA cercasi (cerca sì)
Storie dal gran finale
Sperasi (spera sì)
Comunque vada panta rei
And singing in the rain.
Lezioni di Nirvana
C’è il Buddha in fila indiana
Per tutti un’ora d’aria, di gloria.
La folla grida un mantra
L’evoluzione inciampa
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma.
Occidentali’s Karma
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma.
Piovono gocce di Chanel
Su corpi asettici
Mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili.
Tutti tuttologi col web
Coca dei popoli
Oppio dei poveri.
AAA cercasi (cerca sì)
Umanità virtuale
Sex appeal (sex appeal)
Comunque vada panta rei
And singing in the rain.
Lezioni di Nirvana
C’è il Buddha in fila indiana
Per tutti un’ora d’aria, di gloria.
La folla grida un mantra
L’evoluzione inciampa
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma.
Occidentali’s Karma
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma.
Quando la vita si distrae cadono gli uomini.
Occidentali’s Karma
Occidentali’s Karma
La scimmia si rialza.
Namasté Alé
Lezioni di Nirvana
C’è il Buddha in fila indiana
Per tutti un’ora d’aria, di gloria.
La folla grida un mantra
L’evoluzione inciampa
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma.
Occidentali’s Karma
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma

- Analisi del testo di ilprofumodeilibrinuovi:

Voglio consigliare un saggio: La scimmia nuda (studio zoologico dell'animale uomo) di Desmond Morris.
Non è un semplicistico saggio su quanto l'uomo sia in realtà SOLO una scimmia, ma un testo che grida, con ironia, l'unicità dell'uomo dopo l'evoluzione. Quanto assomigli alla scimmia per tratti puramente fisici, eppure quanto se ne sia distaccato con lo scoppio evoluzionistico, avvenuto in un tempo relativamente breve e ancora oscuro alla biologia, che ha regalato all'umanità la consapevolezza dell'IO e la capacità di indagare sulle cose del mondo.

"A prima vista un'accozzaglia di parole senza senso. In seconda analisi una critica leggera e veritiera rivolta all'essere umano, da sempre proiettato all'affermarsi nel mondo come se la propria vita avesse, a tutti costi, uno scopo, un obiettivo nobile ("storie dal gran finale").
Essere umano ("la scimmia nuda") che ormai si lascia incantare troppo spesso dalla tecnologia ("intellettuali nei caffè, internettologi soci onorari del gruppo dei selfisti anonimi") e dalla civiltà moderna arrivando quasi a perdere il contatto con la realtà ("quando la vita si distrae cadono gli uomini")!
E allora cosa fa? Cerca nuovi spunti, tenta in tutti i modi di ritornare a vecchi valori che ritrova nella cultura Orientale ma che non riesce a fare propri e finisce per scimmiottare stupidamente senza più capire l'essenza della vita ("Occidentali's Karma", appunto!).

E la scimmia, quella scimmia già tanto schernita dalla massa non è altro che la scimmia di Morris, zoologo inglese famoso per avere studiato a lungo i primati e aver racchiuso tutto in questo bellissimo libro pubblicato nel 1967, proponendo uno sconvolgente e al tempo stesso rigorosamente scientifico studio sull'Uomo. Ma lo ha studiato in quanto scimmia, e cioè come l'unico, tra le quasi 200 specie di scimmie, ad essere sprovvisto di peli. Nudo, appunto.

Non voglio entrare in merito alla classifica di Sanremo perché non credo di avere conoscenze tali da poter parlare, ma credo di poter affermare con enorme tranquillità che quest'anno non ha vinto solo una bella canzone, ha vinto un messaggio intelligente, diretto, vero!"

- La modesta opinione della Kly: La canzone "Occidentali's Karma" di Francesco Gabbani, quindi, è una vera e propria denuncia ironica sugli aspetti della vita moderna, nella quale "l’evoluzione inciampa" e i poveri uomini, che si sentono veri "tuttologi col web", la cui l'"intelligenza è dèmodè" sono alla rincorsa e ricerca disperata di "un’ora d’aria, di gloria" ovviamente virtuale. Internet non è altro che la "Coca dei popoli", l'"Oppio dei poveri", i quali sperano in una qualsiasi realizzazione personale senza reali contatti umani, "corpi asettici", "mettiti in salvo dall'odore dei tuoi simili", utilizzando "risposte facili", frasi fatte preconfezionate come messaggi dei cioccolatini e decantate, "la folla grida un mantra" e ricondivise centinaia di volte.  NAMASTE!

venerdì 24 febbraio 2017

IL REGISTA e CAINO - SERIE 29 - ELISABETTA CAMETTI

Elisabetta Cametti è nata a Gattinara, ai piedi delle colline vercellesi nel 1970. Si è laureata in Economia e Commercio all'Università Bocconi di Milano e da sempre è impiegata nell'editoria. È stata infatti direttore generale della divisione Collezionabili della De Agostini ed ora lavora a Londra nel gruppo internazionale Eaglemoss.
Elisabetta è ospite fissa del programma "Mattino 5" su Canale 5, come opinionista su casi di cronaca ed è responsabile della rubrica Giallo e Nero del settimanale Nuovo, dove risponde alle domande sui crimini reali più misteriosi ed intricati.
La stampa la definisce “la signora del thriller italiano” e i suoi libri sono già stati pubblicati in 12 paesi.

La sua grande fama comincia nel 2013 quando ha pubblicato "K – I guardiani della storia", Giunti Editore S.p.A.,  il suo thriller di esordio, diventato un bestseller internazionale.
Nel 2014 pubblica "K – Nel mare del tempo", Giunti Editore S.p.A., secondo romanzo della Serie K, che è considerato uno dei libri più amati del 2014 secondo un sondaggio della rivista Panorama.
Come lei stessa ci ha annunciato, è prevista a breve l'uscita della terza avventura che vede protagonista Katherine Sinclaire. 
La Serie K come si può intuire dai titoli ha uno sfondo storico e i misteri ci riportano ad antichi siti archeologici.

Mentre rimango in attesa del terzo volume della Serie  K, approfondiamo il discorso invece sulla Serie 29

Thriller, mistero, profonda analisi psicologica, avventura e serial killer. La Serie 29 di Elisabetta Cametti offre un susseguirsi di colpi di scena che ci tengono incollati ad avventure rocambolesche dalla prima all'ultima pagina. 

Nel 2015 Elisabetta pubblica "Il Regista", Cairo Publishing S.r.l. ISBN 978-88-6052-657-1 e nel novembre 2016 il secondo libro della Serie 29, ovvero "Caino", Cairo Publishing S.r.l. ISBN 978-88-6052-754-7.

Ne "Il Regista": Veronika Evans è una fotoreporter newyorkese, i suoi scatti scioccanti che vogliono denunciare il degrado delle città, la situazione drammatica dei senza-tetto, l'umanità emarginata delle metropoli, ottengono milioni di visualizzazioni al giorno sui social networks.
Barbara Shiller è profiler del New York Police Department, con un tragico errore di valutazione alle spalle.
A un anno dalla messa in onda di una puntata di un noto talk show, la polizia trova i corpi senza vita degli ospiti del programma a cui ha partecipato anche Veronika. Ai cadaveri sono stati asportati i bulbi oculari e la faccia è nascosta da una macchina fotografica attaccata alla testa con del nastro adesivo. 
Il caso di omicidio multiplo viene affidato a Barbara, la quale offre a Veronika la possibilità di collaborare con la polizia, dato il suo personale coinvolgimento, seppur sospettata.  
Derek Crane, avvocato di grido e proprietario di una agenzia fotografica concorrente a quella di Veronika, si unirà alla squadra di Barbara.
Durante le 29 ore di indagine, emergono indizi discordanti, una apparente mancanza del movente e un piano accuratamente studiato fin nei minimi dettagli. Tutti hanno un alibi, forte e verificato. Tutti hanno un passato discutibile. Tutti potrebbero essere carnefici, ma anche vittime.

In "Caino", Veronika, dopo la scia di sangue dell’ultima indagine (Il Regista), non vuole più saperne di collaborare con il NYPD, ed è in Groenlandia a documentare la silenziosa mattanza delle foche, ma Fisher, il capo del Detective Bureau di New York ha bisogno di lei. 
Sotto i leoni di pietra della Public Library è stato rinvenuto il cadavere di una donna scuoiata, ma collocata seduta, truccata e vestita con un abito da sera. Nella biblioteca si inaugurerà a breve un evento artistico di portata mondiale, gemellato con la Biennale di Venezia. 
I corpi diventano due, poi tre e ... . Stesso modus operandi, il messaggio è preciso benché indecifrabile. In realtà un collegamento esiste: una donna scomparsa da più di dieci anni, che riporta ad un altro serial killer, noto come il Sarto rinchiuso però in un carcere di massima sicurezza. 
Cosa unisce Caino – così Fisher chiama gli assassini ancora senza identità – al Sarto? L’unico elemento ricorrente è il giorno 29: una data che si trasforma in una pericolosa minaccia per la città di New York; in una data fatidica per il Sarto che sta per essere giustiziato con iniezione letale e il giorno di inaugurazione della Biennale a Venezia.

Elisabetta è anche molto attenta alla descrizione dei luoghi. Dove la sua conoscenza personale non arriva, si affida alle tecnologie moderne per collocare le sue storie in spazi reali, descrivendo piazze, case, locali, edifici che realmente esistono. Ne "Il Regista" le 29 ore in cui si svolge la trama, non erano sufficienti a portare Veronika in Italia, ma in "Caino" Elisabetta sceglie Venezia come località, che fa da sfondo ad una parte del romanzo, per il suo grande amore per il proprio paese.

I due romanzi raccontano storie diverse, hanno trame differenti, non sono l'uno il seguito dell'altro, ma, consiglio leggerli nell'ordine in cui sono stati pubblicati. Infatti in "Caino" ritroviamo spesso riferimenti al carattere, vicende famigliari o fatti accaduti ne "Il Regista" che potrebbero risultare incomprensibili o strani se non si ha letto il primo volume.
Elisabetta è estremamente disponibile, sincera, aperta e ha soddisfatto le curiosità di tutti noi che abbiamo partecipato alla presentazione di "Caino" lo scorso 10 febbraio.

- Perché proprio il numero 29 per definire la Serie?
Elisabetta testualmente ci spiega: Perché studiando la criminologia e studiando soprattutto le statistiche legate al mondo dei serial killer, il 29 è un numero che ritorna. Un numero che ricorre in quanto molti serial killer hanno compiuto il loro primo omicidio a 29 anni; il numero medio di  vittime di alcuni serial killer è 29; negli Stati Uniti il 29% dei serial killer è itinerante e il 29% delle donne serial killer, ovvero le vedove nere, uccide a casa propria e, fino a poco tempo fa, in Italia, c'erano 29 killer ancora senza identità. 29 è diventato il numero che lega sostanzialmente tutti i miei romanzi di questa nuova serie. Ne "Il Regista" 29 è il numero di ore in cui si compie e si svolge tutta la trama. In "Caino" il 29 è una data: il 29 di giugno. Nel prossimo romanzo della Serie, 29 sarà un numero di oggetti e così via per tutti i romanzi che hanno Veronika come protagonista.  

- Come è nata la sua passione per la criminologia?
Elisabetta ci racconta che è sempre stata affascinata dallo studio della mente umana, ma non nel senso della conoscenza, ma come qualcosa di profondo. Cosa trasforma un uomo in un assassino? Perché le persone si trasformano in killer spietati? La curiosità e l'interesse di scoprire cosa scatta nella testa di una persona per spingerla a compiere gesti così terribili. La realtà è la sua fonte di ispirazione, ma si sa, la realtà va oltre la fiction. Per sua propria conoscenza ed esperienza, vista la sua collaborazione in programmi che trattano di indagini e crimini reali, si rende conto che la fiction non arriva mai ad essere così maligna come la realtà spesso è. Ci sono delitti reali che neanche la più fervida fantasia dello scrittore potrebbe mai aver realizzato e progettato. Il mondo criminale è spaventoso.

- Quanto c'è di Elisabetta in Veronika Evans?
Nelle due protagoniste c'è sempre qualcosa di lei, seppure Elisabetta si definisce più simile a Katherine che a Veronika. Le proprie esperienze, emozioni ed interessi si rispecchiano nelle sue protagoniste ovviamente. Ogni suo romanzo è un pezzo della sua esistenza, ma cerca sempre di dare "un passo in più".
Katherine è bionda, combattiva, porta spesso tacchi alti, dorme quattro ore per notte e adora gli animali, soprattutto il suo bellissimo gatto nero, l’unico a dividere con lei l’appartamento londinese, fisicamente assomiglia incredibilmente a Elisabetta. Anzi, è proprio la sua immagine!
Veronika è mora, capelli mossi e occhi verdi, indossa spesso anfibi alti sopra pantaloni neri e sahariana, affetta da disturbo ossessivo compulsivo, un difficile rapporto con il padre, ma anche lei attivissima nella difesa degli animali.

- Ne "Il Regista" mi ha colpita un paragrafo che riporto qui affianco in uno screen-shot:
Uno scrittore quindi si rende conto di quando può influenzare i lettori, del potere che può esercitare su coloro che leggono i suoi libri o comunque con tutto ciò che pubblicano?
Elisabetta riconosce che come scrittrice cerca sempre di trasmettere un messaggio, di arrivare al cuore dei sui lettori.  Se ci riesce con i suoi libri può considerarsi soddisfatta, è come aver "segnato un gol".

- E' prevista una qualsiasi trasposizione cinematografica?
Ebbene, Elisabetta rivela che qualcosa si sta progettando, ma purtroppo non a breve termine. I libri della Serie K sarebbero più adatti per realizzare una serie TV a puntate, mentre i romanzi della Serie 29 sarebbero idonei ad una produzione per il grande schermo.  Chissà chi troveremo nei panni della coraggiosa e travagliata Veronika, e chi dell'affascinante Derek. 

Per gli amanti del thriller, di tutte le sfaccettature psicologiche dei serial killer, per chi vuole vivere avventure intense e mozzafiato, consiglio i libri  di Elisabetta Cametti: "Il Regista" e "Caino".

Buona lettura.

Per la ➡ reading challenge 2017 di TuttoPerTutti questi libri possono rientrare nelle categorie 03 - 04 - 06 - 07 - 09 - 17 e ovviamente 50 e se procede 05 - 38 e 46

Kly

Questo articolo partecipa al Venerdì del libro su HomeMadeMamma